Informazioni turistiche sulla Via Appia
La via Appia era la regina Viarum delle vie consolare innalzata nel 312 a.C. da Appio Claudio per unire la città agli scali per l'Africa ,e per
l’oriente dell'impero.
Intorno alla grande arteria, che mantiene grandi tratti della
pavimentazione originaria in grandi pietre levigate, si formò un
sistema insediativo ricco di qualità estetiche, tra monumentali,
templi, ville suburbane.
La strada fu adoperata fino al medioevo, poi venne lasciata e
riaperta solo nel Settecento da papa Pio VI.
Molte furono le trasformazioni edilizie e paesistiche succedutesi
nei secoli, tanto che usali e strutture antiche sono non di rado
ormai assorbiti in tenute private.
L'Appia Antica rappresenta un sistema storico-territoriale unico al
mondo, tutelato come Parco naturale regionale. La sede del Parco
organizza visite ed escursioni in bicicletta.
Parco di Porta Capena.
Nel 1887 fu il ministro dell'istruzione Guido Baccelli a trasformare
l'area tra il Celio e l'Aventino in passeggiata archeologica, volta
a proteggere tutti i monumenti tra piazza Venezia e l'Appia Antica.
A stravolgere il progetto provvide, negli anni '30 il regime
fascista trasformando i viali di passeggio in assi di scorrimento.
Terme di Caracalla.
il complesso, costruito tra il 212 e
il 217, rimase fino all'apertura delle terme di Diocleziano il più
grande centro di svago di
Roma, per poi restare in attività fino al tempo delle guerre gotiche,
quando le truppe di Vitige, impegnate nell'assedio della città,
demolirono un tratto dell'acquedotto che alimentava lo stabilimento.
Ss. Nereo e Achilleo.
Sorse presso il "titulus fasciolae", dove cadde la benda dal piede
di S. Pietro condotto al martirio. Questa chiesa quasi nulla
conserva, all'esterno, dell'antica origine.
L'interno, invece, conserva resti dei mosaici paleocristiani,
l'altare maggiore cosmatesco e parte della composizione del recinto
del coro oltre alla cattedra episcopale del XII-XIII secolo.
Via di Porta S. Sebastiano.
Una vegetazione rigogliosa e fitta spunta infatti dai muretti ai
lati della strada, che riproduce il segmento urbano dell'Appia
romana, permettendo al turista di immaginarsi come si mostrava
l'Urbe prima di diventare capitale d'Italia.
Porta S. Sebastiano.
E la più grande e integra porta della cinta aureliana, da cui usciva
l'Appia. Una coppia di torri merlate custodisce l'arco esterno,
sormontato da due gallerie coperte e da un percorso dl ronda.
Gallerie e torrioni accolgono il Museo delle Mura di Roma, che affresca la storia delle fortificazioni
innalzate nei secoli a difesa della città.
Catacombe di S. Callisto.
20 km di gallerie suddivisi su una superficie di 15 ettari. Bastano
tali cifre per abbracciare i straordinari dimensioni della necropoli, indicata da papa Callisto a complesso funerario ufficiale della Chiesa romana, dove dormono una
cinquantina di martiri e 16 pontefici. Nove di questi sono
seppelliti nella cripta dei Papi, che insieme alla vicina tomba di
S. Cecilia, decorata di preziosi affreschi del IX secolo, riproduce
il fulcro del complesso.
Basilica di S. Sebastiano.
Il santo, vittima delle oppressioni di Diocleziano, fu sepolto là
dove erano già stati sotterrati gli apostoli Pietro e Paolo; attorno
alle reliquie si ingrandì una necropoli cui presto si accostò una
basilica, avvicendata all'inizio del XVII secolo dalla realizzazione
odierna. Nell'interno, coperto da un soffitto ligneo, la coppella
delle Reliquie conserva una freccia che colpi S. Sebastiano.
Catacombe di S. Sebastiano.
Forse fu la cavità arenaria sotto la necropoli che influenzò il termine ad catocumbas
passato a indicare i luoghi di sepoltura dei martiri cristiani.
Le strutture oggi visibili aderiscono al secondo dei quattro piani
su cui si muoveva il complesso. Sulla Piazzuola esprimono tre
mausolei innalzati già nella seconda metà del II secolo e poi
riadoperati dai cristiani; dallo slargo è possibile risalire alla
sala destinata ai banchetti funebri, dove i graffiti rappresentano
devoti che invocano gli apostoli.
Villa di Massenzio.
Un piacevole angolo di campagna romana fa da cornice a questo
complesso d'età imperiale, uno tra i ruderi più grandiosi della via consolare. AI
Palazzo imperiale, non ancora attirato dagli scavi, erano annessi il
gigantesco circo di Massenzio, quello meglio mantenuto tra gli
analoghi complessi d'età romana, e il mausoleo di Romolo, che il
princeps volle in onore del figlio precocemente scomparso, ma
adoperato anche da altri membri della famiglia imperiale.
Tomba di Cecilia Metella.
Figlia di Metello, conquistatore di Creta, e moglie di Crasso,
generale di Cesare in Gallia. Del sepolcro, innalzato intorno al 50 a.C., è ancora distinguibile
la cella, chiusa da un grande corpo cilindrico coperto di
travertino, che posa su un supporto quadrato; il fregio in rilievo
sulla sommità porta il motivo che ha conferito alla zona
l'appellativo di Capo di Bove.
Sul lato opposto della strada, la piccola chiesa di S. Nicola a Capo
di Bove presenta un raro esempio del gotico capitolino.






