Informazioni turistiche su Tivoli

Tivoli si visita per osservare la vicina Villa Adriana, eccezionale documentazione di una fama legata fin dall'età classica alla bellezza dello scenario naturale e alla dolcezza del clima. Questi luoghi, dopo aver attratto individualità quali Sallustio, Catullo, Orazio e Mecenate, all’inizio del`500 ripresero ad attirare la buona società della Roma papalina, che vi lasciò residenze con fantasiosi stratagemmi con grotte, belvedere, terrazze.

Villa d'Este Brunnen / Tivoli

Villa d'Este.: fu innalzata nel XVI secolo per il cardinale Ippolito d'Este dall'architetto partenopeo Pirro Ligorio, che ottenne le sobrie linee della dimora da un convento benedettino. A lui si deve anche l’ assetto del magnifico giardino, del quale si gode una bella vista dalla loggia: tra la ricca vegetazione delle sue terrazze fanno capolino molteplici fontane e giochi d'acqua in gran parte opera dello stesso Ligorio, anche se la fontana del Bicchierone, collocata tra lo scalone e l’affascinante viale delle Cento fontane, è forse opera di Bernini. All' estremità sinistra del viale risalta la curiosa fontana di Roma, con un duplicato in miniatura di certi edifici antichi dell'Urbe.

Tempio di Vesta: il bordo roccioso che controlla la valle dell'Aniene fu popolato in età classica dall'acropoli, come dimostra un piccolo tempio circolare che conserva dieci colonne del perimetro esterno. Presenta invece pianta rettangolare l'attiguo e contemporaneo tempio di Tiburno, intitolato al fondatore della città.

Villa Gregoriana: è un magnifico parco organizzato attorno alle spettacolari cascate formate dall'Aniene, con un salto di 160 m. Si scende dal principio al belvedere superiore della Grande Cascata, creata dall'acqua che esce da un doppio cunicolo artificiale, per poi vedere la grotta delle Sibille, le cascatelle Piccole e la cascata Bernini prima di arrivare al belvedere mediano della Grande Cascata, emozionante per l'impeto e il frastuono delle acque.

Villa Adriana, Tivoli

Villa Adriana.: fu la più grande delle residenze imperiali, cui Adriano si fece intitolare. I lavori durarono 20 anni, ed Adriano vi prodigò la sua fine cultura tardo-ellenistica, implicando teatri e biblioteche, rifacendo luoghi che aveva visto durante i viaggi per le province orientali.
L'area archeologica, distrutta, saccheggiata, dimenticata e riscoperta nel 1450 unisce ai fascini artistici e storici quelle dell'ondulato paesaggio ai piedi dei monti Tiburtini.

Il Pecile e il Teatro Marittimo: il grande quadriportico di forma rettangolare aveva compito di ginnasio e conteneva un giardino con una grande vasca al centro. Sotto il margine occidentale del quadriportico furono ricavate le cosiddette Cento camerelle, piccoli ambienti rettangolari forse usati ad alloggi per gli schiavi.
Il passaggio sul lato opposto del Pecile dà ingresso, attraverso un enorme salone rettangolare, al Teatro Marittimo, il cui nome deriva dall' ornamento ispirata a motivi nautici e dalla forma a due elementi concentrici: un portico e un isolotto tondo, divisi da un canale anulare sul quale erano buttati porti mobili.
Sull'isola era stata ricavata una domus in miniatura, luogo di ritiro dell'imperatore. Un edificio a tre esedre, forse rivolto ai banchetti, si apre all'angolo sud-orientale del Pecile, iniziando un lungo ninfeo con vasche, peristili e pavimenti di marmi policromi, in passato ritenuto uno stadio.

Gli edifici termali e il Canopo: erano suddivisi nelle Piccole Terme, forse riservate alle donne, e nelle Grandi Terme, dove sono presenti tutti gli elementi previsti per le realizzazioni di tale genere, a cominciare dal frigidarium, distinguibile per la piscina rettangolare a cielo aperto, e dal calidcrium, con vasca e tre forni per il riscaldamento.
Tra gli ambienti più affascinanti della villa figura il Canopo, valletta che tentava di ricreare l'omonima città egizia, unita ad Alessandria mediante un canale artificiale e nota per l’enorme tempio di Serapide, il cui duplicato era forse adoperata come sala per scenografici banchetti. Sulle sponde della lunga vasca sono stati posti calchi di statue e rialzate parti di colonne.
Alle spalle delle Grandi Terme, il Pretorio consiste di tre piani di celle, a lungo identificate con i magazzini.

Be yourself

Palazzo imperiale: il percorso di visita si indirizza verso le rovine ritenute, per la presenza di un sofisticato sistema di riscaldamento, la residenza invernale di Adriano. 150 mila mq si articolano in tre complessi di stanze d'abitazione e di sale di rappresentanza, ripartite attorno ad altrettanti peristili. All'estremità sud-est della dimora, il nome della piazza d'Oro deriva dalla prosperità dei reperti che vi sono stati ritrovati: in corrispondenza dei lati ricurvi sono collocati piccoli ninfei, mentre dai lati concavi si entra a raffinati ambienti rivestiti di marmi.
Il cortile delle Biblioteche, che deve il nome a due edifici a più piani indicati con gli appellativi di Biblioteca greca e Biblioteca latina, inizia infine alla terrazza di Tempe, affacciata sull'omonima valle scavata nel tufo, così chiamata per ricordare la località ellenica sacra al dio Apollo.

Santuario: l'accesso al complesso monumentale, databile fra la metà del II secolo a.C. e i primi anni di quello successivo, accade da piazza della Cortina. Due grandi rampe salgono alla terrazza degli Emicicli, così detta per due esedre a colonne che si aprivano tra i porticati. Al livello superiore ecco la terrazza dei Fornici, dalla quale si giunge alla grande terrazza. La Cortina, è l' ultimo ripiano dei santuario: in fondo alla grande spianata si trovava il tondo tempietto dove vaticinava l' oracolo.

Palazzo Barberini: costruito nel 1640 sul portico dell'emiciclo, del quale segue l'andamento curvilineo, è oggi residenza del Museo Archeologico Prenestino, che ospita materiale proveniente dagli scavi e i santuario - è il caso di una grande statua mutila del II secolo a.C.
Tra are funerarie, busti, statuette in terracotta, cippi, specchi in bronzo e accessori per la toeletta si sale fino al terzo piano, per osservare il pezzo forte della raccolta: il celebre mosaico rappresentante l' inondazione del Nilo, pregiato esempio della tradizione musiva ellenistico.