Informazioni turistiche sulla Roma Antica
I primi insediamenti romani.
La più grande metropoli del mondo antico iniziò da una serie di
piccoli abitati lungo l'estremo corso del Tevere. La progressiva
unione di quei villaggi portò alla nascita, attorno alla metà del IX
secolo a.C., di una struttura urbana certamente rafforzatasi
all'epoca della mitica "istituzione" della città nel 753 a.C.
La vita politica, sociale ed economica della città ha sempre avuto come fulcri il Palatinoe il vicino colle Capitolino, luogo del primo tempio.
Innalzato per determinazione di Romolo. Basta un veloce sguardo sui resti del Foro Romano e del palazzo imperiale per comprendere la grandezza toccata da Roma nell'antichità.
Il Foro Romana che proseguì a custodire le sue memorie fino a quando gli scavi condotti negli anni '30 del Novecento rivelarono le grandiosi rovine del cuore politico della metropoli.
Per una rapida visita pedonale dell'area presentata, ricca di monumenti ma relativamente ridotta per dimensioni', si mettano in preventivo circa tre ore.
Area archeologica del Foro Romano e del Palatino.
Nel 1902 gli archeologi scoprirono, ai piedi del tempio di Antonino
e Faustina, una necropoli risalente al X secolo a.C. e negli anni
'40, sulle pendici sud del colle, alcune capanne della prima età del
Ferro. La contrapposizione tra fonti letterarie ed evidenza
archeologica è stata forse risolta dagli studiosi, che hanno
rinnegato la sacralità della data Varrone, anticipando di almeno due
secoli la presenza di capanne sul Palatino: attorno alla metà dell'VIII
secolo a.C., raccontano i reperti, un nucleo abitato si sarebbe fuso
con altri piccoli insediamenti dando origine a Roma.
II Palatino.
Che questo colle fosse, tra i sette di
Roma, quello più adatto alla
fondazione della città lo dimostra la sua posizione alta, a
presidiare il guado presso l’isola Tiberina che era diventato un
approdo per le navi e luogo di commercio e punto d’incontro di vie
terrestri e di contatto tra greci, etruschi, sabini e campani.
Questo mette
In dubbio la tradizione di Varrone, confermata dal ritrovamento di un insediamento più antico proprio in quell'angolo del colle dove una capanna, continuamente restaurata, era indicata ancora in età imperiale come "casa Romuli".
Per associare al fondatore, la nobiltà e dirigente di età repubblicana continuarono a considerare molto esclusivo abitare sul Palatino.
Accomunato nella decadenza e nel seguente abbandono al Campidoglio, il Platino venne risistemato a villa verso la metà del XVI secolo dal cardinale Farnese; di quell’epoca rimangono solo le Uccelliere, a seguito del graduale abbattimento operato per eseguire i scavi a fine ‘700.
Basilica Aemilia.
La si costeggia a destra, quasi al termine della rampa che da
largo Romolo e Remo scende al Foro Romano le strutture che si hanno
a sinistra fanno parte al tempio di Antonino e Faustina; Il nome
della Basilica ricorda la gens Aemilia che, nel I secolo a.C.,
adornò la struttura innalzata nel 179 a.C. Quello che oggi è
visibile è datato al rifacimento voluto da Augusto, in parte
demolito da un incendio.
Curia.
I senatori si radunavano in questo edificio, del quale si
individua la facciata in laterizio oltre ì resti del basamento
circolare dell'edicola di Venere Cloacina.
La Curia risale alla ricostruzione operata da Diocleziano dopo il 283, anche se la fondazione è assegnata dalla leggenda a Tulio Ostìlio, il terzo re di Roma.
L'interno conserva ancora sui lati lunghi i tre ripiani, foderati di marmo, su cui sedevano i 300 membri, mentre il podio della presidenza è fissato oggi da una figura di romano togato che ha scambiato la statua della Vittoria oggetto di contese tra pagani e cristiani nel IV secolo.
Fu Cesare a spostare nel Campo Marzio le assemblee del popolo, tenutesi fino ad allora proprio nel piazzale antistante alla Curia, per questo detto Comitium. Indica il luogo del probabile sepolcro di Romolo il vicino Lapis Niger, area quadrata lastricata in marmo nero che fa parte del sottostante santuario di Vulcano.
Arco di Settimio Severo.
Commemora il decimo anniversario dell'ascesa al potere di
quell'imperatore, anche se le iscrizione
sulle due facce dell'attico ricordano i successi militari ottenuti sui parti, gli arabi e gli adiabeni con l'aiuto dei figli Geta e Caracolla; alle guerre di Settimio Severo contro i parti sono dedicati anche i rilievisopra i due fornici minori, mentre il fregio sottostante raffigura la processione trionfale.
Le otto colonne in granito con architrave che si risaltano dietro i Rostri e l'arco fanno parte del tempio di Saturno, tra i monumenti più onorati di Roma repubblicana, nei pressi del quale si trovano anche una base circolare che sorreggeva I'Umbilicus Urbis - centro simbolico di Roma - e il sito del Miliarum aureum, colonna che distingueva il miglio zero di tutte le vie imperiali.
Piazza del Foro.
Si sviluppa davanti ai rostri delle molteplici opere che la
decorano, resta solo la colonna di Foca, intitolata nel 608
dall'esarca d’Italia.
Ha conservato il caratteristico lastricato poligonale la via Sacra, così detta per i santuari eretti lungo il suo percorso che separa la piazza del Foro dalla Basilica Iulia, dove si radunava il tribunale dei centumviri. Eretta da Cesare al posto della Sempronia e compiuta da Augusto, è composta da un'aula centrale circondata da una galleria su pilastri, che mantengono, incise pavimento, alcune tavole da gioco. Il nome del vicino vicus Tuscus ricorda che tra il Foro e il Tevere si raggruppava una comunità di origine etrusca.
Tempio di Cesare.
Fu desiderato da Augusto nel 29 a.C. Ornavano la terrazza davanti al
pronao - detta perciò rostro ad Divi Julii, i rostri delle navi
egizie catturate da Ottaviano durante la battaglia di Azio.
Il vicino tempio dei Castori è detto anche dei Dioscuri (Castore e Polluce), perché secondo la tradizione sarebbe stato costruito nel 484 a.C. per slegare il voto fatto durante la battaglia del lago Regillo, vinta dai romani guidati dai due mitici eroi contro i latini.
Chiesa di S. Maria Antiqua.
Il primo tempio cristiano del foro nacque dal cambiamento di uno
dei locali del vestibolo dei Palazzi Imperiali. Benedetta alla
Vergine nel VI secolo, la chiesa fu adornata da numerosi papi poi
lasciata a seguito di ripetuti terremoti.
Nel XIII secolo vi levò la chiesa di S. Maria liberatrice, a sua volta abbattuta nel ‘900 per riportare alla luce il precedente edificio, che vanta un non comune complesso di pitture parietali. Notare l’affresco raffigurante Maria regina in trono tra angeli e santi, eseguito per papa Adriano I.
Ai lati della chiesa spuntano il cosiddetto tempio di Augusto, al cui interno sono riemersi resti di strutture forse commerciali del I secolo a.C.; l'oratorio dei Quaranta Martiri, fondato su un edificio di età probabilmente traianea al quale fu aggiunta un'abside e l'edicola di Diuturna.
Tempio dì Vesta.
Custodiva gli oggetti fatali cui si assegnava la fortuna di Roma.
Ne restano solo il basamento rotondo e alcuni frammenti. La
tradizione vuole che la casa delle Vestali fosse stata creata da
Numa Pompilio per conservare il fuoco sacro; fu riedificata da
Nerone dopo l'incendio del 64 e più volte restaurata e allargata.
Attorno a un ampio atrio rettangolare, circondato da un portico a
due piani, si disponevano le celle delle sacerdotesse e altri
ambienti forse adibiti a magazzini per gli arredi sacri. Tempio di
Antonino e Faustina
Faustino. È un altro dei ruderi antichi che rendono scenografico il Foro Romano. In realtà, del luogo di culto, consacrato in prima istanza alla moglie dell'imperatore e poi anche a questi dopo la sua divinizzazione, si sono custodite le colonne in cipollino del pronao e il podio; la gradinata è stata riedificata durante il restauro, mentre il vano interno venne trasformato nel VII-VIII secolo nella chiesa di S. Lorenzo in Miranda (visita: giovedì 10¬11; suonare al N. 10).
Basilica di Massenzio.
II suo destino è analogo a tempio del Divo Romolo. E lo
testimonia l’interno a tre navate, dove si individua l'abside
aggiunta da Costantino presso il nuovo ingresso aperto sulla via
sagra niente rimane del ricco ornamento marmoreo e delle lastre di
bronzo dorato del tetto: queste ultime vennero riadoperate per la
coperture della prima basilica di S. Pietro.
Arco di Tito.
La presa di Gerusalemme a opera di Tito, terminata nella
distruzione del Tempio segnò l'iniziò della dispersione del popolo
ebraico.
A ricordo dell’impresa Domiziano fece innalzare questo arco a fornice unico, con colonne scanalate e protezione di marmo, che assorbito durante il medioevo nelle fortificazioni dei Frangipane, venne liberato nel 1821 da Giuseppe Valadier.
Orti Farnesiani.
Conseguiti a partire dalla metà del '500 a opera del Vignola, di
gel Duca e di Girolamo Rainaldi, e
sede del primo orto botanico del mondo, ne restano oggi sul Palatino solo oliere sulla terrazza superiore.
Casa Romuli.
Per primo s'incontra il podio del della Magno Mater, intitolato
nel 204 a.C. a Cibele e ristrutturato da Augusto nel 3 d.C. che
conservava la pietra nera simbolo della dea.
Nei pressi sono stati ritrovati i resti del tempio della Vittoria, innalzato nel 294 a.C. e ristrutturato nel I secolo a.C., e delle tre capanne che testimonierebbero il primo nucleo della futura Roma, rafforzando nel tempo stesso la presenza qui della dimora del mitico fondatore.
Casa di Livia.
Si discerne per l'eleganza e la bellezza delle pitture che ornano
il triclinio e la sala da pranzo con scene mitologiche in stile
pompeiano, che ben dimostrano il rango di chi abitava in tali
ambienti. Talmente sfarzosi ed eleganti che a lungo la dimora è
stata ritenuta la casa di Augusto, poi identificata in una vicina
abitazione su due livelli, parte di un complesso architettonico
abbracciante pure le biblioteche greca e latina e un tempio di
Apollo, costruito intorno al 36 a.C.
Domus Flavia.
Rappresenta solo la prima parte degli edifici imperiali che
popolano quasi tutto il Palatino. Era questo il vero palazzo
imperiale, dove si raggruppavano le maggiori funzioni di
rappresentanza dello Stato. Nella Basilica a tre navate ,
l'imperatore partecipava alla discussione à delle cause; l'Aula
regia era riservata alle udienze imperiali; il Larario fungeva da
cappella privata.
Un grande peristilio separa i tre ambienti di rappresentanza dal triclinio imperiale, sala da pranzo e da ricevimento di cui testimoniano lo sfarzo i resti del pavimento in marmo.
Domus Augustana.
Adiacente alla domus Flavia, fu parte della residenza imperiale
fino al trasferimento della capitale a Costantinopoli nel 330. Da
essa si vedono, sulle pendici del colle rivolte al Circo Massimo.
Stadio palatino.
Fu innalzato per volere di Domiziano, l'ultimo dei Flavi, che se
fu Settimio Severo a operarvi importanti restauri. All'interno era
cinto da portico a due piani nel quale si apriva, centro del lato
est, la tribuna imperiale.
Gli impianti termali presso la curva dello Stadio facevano parte della domus Severiana, eretta da Settimio Severo come allargamento della domus Augustana.
Antiquarium del Palatino.
Alla demolizione della villa Stati Mattei - edificata sui resti
del palazzo dei Flavi nel '500 e allarga da Virginio Vespignani nel
1855 - son sopravvissuti la così chiamata loggetta Mattei, i cu
affreschi sono attribuiti a Baldassarre Peruzzi e l'edificio
ottocentesco oggi sede museale.
Vi sono raccolti i materiali relativi al primo insediamento sul Palatino, le sculture rinvenute sul colle dal 1870 a oggi e una serie di stucchi e affreschi, a documentare l'evoluzione della decorazione artistica da Augusto alla tarda antichità.
Colonna Traiana.
Con la conquista della Dacia l'odierna Romania - Traiano portò
pero alla sua massima espansione. Per tirare l'evento, le vicende
delle guerre 101-103 e del 107-108 vengono ripercorse sul fregio a
bassorilievo che si sviluppa attorno alla colonna, alta quasi m 40.
Il foro e i mercati di Traiano.
Il maestoso complesso, ideato da Apollodoro di Damasco è ormai
uno tra i luoghi preferiti dall'alta moda romana per le passerelle
estive.
Iniziato nel 107, fu terminato sotto Adriano. La visita (estate 9-19; inverno 9¬16.30; chiuso lunedì) prende avvio dai mercati, che con ogni eventualità vedevano le trattative svolgersi nella grande aula affacciata su via IV Novembre; i frammenti architettonici e statuari collocati nelle sei tabernae che vi si aprono sono il primo nucleo del progettato Museo dei Fori Imperiali. Dall'aula una scala scende alla via Biberatica, e all'emícido dei mercati, da dove si coglie una affascinante visione d'insieme dell'intero complesso.
Un passaggio sotto via Alessandrina porta nel foro, che abbracciava le Biblioteche greca e romana, il gigantesco tempio di Traiano e la basilica UIpia, la più grande e ricca di Roma: ne restano le colonne al centro dell'area scavata.
Foro di Augusto.
Proprio al foro di Cesare si ispira nella pianta l'analoga
struttura voluta dal primo imperatore, che è stata riportata in luce
solo per la parte a ridosso dei mercati di Traiano. AI centro del
foro, avviato
nel 2 a.C., si sollevava il tempio di Marte Ultore.
Foro di Nerva.
Nerva, imperatore dall'anno 96, si dovette compiacere dello stretto
passaggio tra la Suburra e il Foro Romano per aprire il suo foro.
Altro spazio non ce n'era, ma fu adeguato per erigervi il tempio di
Minerva, del quale permangono, oltre alle cosiddette Colonnacce che
fungevano da portico, parte del podio e l'attico con fregio a
bassorilievo che esse reggono; gli scavi intrapresi nel 1995 ne
hanno riportato alla luce altre strutture sul lato di via dei Fori
Imperiali confinante col Foro Romano.







