Informazioni turistiche sul quartiere Rinascimentale
Stretti vicoli che documentano i lunghi secoli durante i quali
Roma, non più "caput mundi" e non ancora capitale d'Italia, era
diventata una piccola città alla quale solo la presenza del papa
schivava la caduta nell'oblio, contenuta nella zona più vicina alla
sede pontificio: l'ansa del Tevere, quasi nel disperato tentativo
di' rimanere vivo sotto l'ala protettrice della Chiesa. Senza
dimenticare che sia per il "quartiere del Rinascimento" sia per i
borghi papali; formatisi nel tempo davanti alla Basilica di S.
Pietro, aprendone una vista così inaspettata da lasciare sorpresi
molti viaggiatori, non si tenne in dovuto conto un tessuto urbano
vecchio di millenni. Per terminare il percorso pedonale da piazza
Venezia a piazza S. Pietro bastano un paio d'ore, cui va però
aggiunto il tempo richiesto dalla visita degli importanti monumenti
presentati
Il Gesù.
La reazione alla Riforma richiedeva un nuovo esempio di luogo di
culto, perché le rinnovate esigenze liturgiche ordinavano ambienti
in cui l'attenzione vertesse sull'altare maggiore e sul pulpito. Il
prototipo che avrebbe condizionato l'architettura religiosa romana
per quasi un secolo fu creato con la chiesa intitolata al SS. Nome
di Gesù, iniziata da Jacopo Barozzi, più noto con il soprannome di
Vignola.
II disegno della facciata fu affidato a Giacomo Della Porta, che
portò a conclusione la realizzazione nel 1584.
L'interno vede l'unica navata, con volta a botte e fiancheggiata da
sei cappelle, prolun-garsi nel presbiterio absidato e intersecarsi
con un transetto di uguale ampiez¬za, su cui domina una cupola
emisferica su tamburo cilindrico.
Il linguaggio sfarzoso del tardo barocco caratterizza l'apparato
decorativo, in cui spicca il Trionfo del Nome di Gesù, affresco del
genovese Baciccia.
Corso Vittorio Emanuele.
I palazzi disposti lungo la strada testimoniano quanto fu risolutivo
l'intervento attuato dagli architetti chiamati a disegnare la Roma
umbertina.
L'apertura del grande asse di scorrimento, proseguimento verso il
Tevere di via Nazionale implicò rotazioni di palazzi, smontaggio e
riedificazione di edifici ma, soprattutto, cancellò parte del dedalo
di viuzze che caratterizzava il cosiddetto quartiere del
Rinascimento, unica zona di Roma a essere stata sempre popolata.
Area sacra dell'Argentina
Questo a luogo a tutt’oggi il più grande scavo archeologico di età
repubblicana.
Vi sono stati ancora individuati quattro templi sul cosiddetto
tempio A, risalente alla metà del III secolo a.C. e restaurato al
tempo di Domiziano, fu innalzata nell'VIII secolo la piccola chiesa
di S. Nicola de Calcarariis, il cui appellativo ricorda gli
artigiani che nel medioevo cambiavano i marmi degli antichi
monumenti in calce.
S. Andrea della Valle
Solo S. Pietro può celebrare una cupola più alta di questa
progettata nel 1622 da Carlo Moderno, che era stato chiamato a
incontrare il Progetto conseguito sul modello del vicino Gesù.
Nel fastoso e luminoso interno a croce latina, organizzato a
somiglianza del Gesù, divennero oggetto di una vera e propria
contesa artistica gli affreschi della cupola e dell’abside, dipinti
dai rivali Giovanni Lanfranco e Domenichino, che assieme alle tele
di Mattia Preti nella curva.
Palazzo Bracchi.
L'arrivo delle truppe francesi nel 1798 ne fermò la realizzazione,
iniziata sette anni prima da Pio VI, che l'aveva affidato per la
propria famiglia; la ripresa dei lavori avvenne nel 1802sotto la
direzione di Giuseppe Valadier.
Il primo progettista, Cosimo Morelli, era influenzato
dall'architettura del classicismo cinquecentesco, con
un'interessante particolarità nella balconata che si stende per
tutta la lunghezza della facciata e continua sui fianchi.
Museo di Roma.
Adibito dopo I'Unità a sede ministeriale, palazzo Bracchi accoglie
dal 1952 questo museo memoria storica e culturale della città dal
rinascimentol'epoca moderna.
II fondo dell'istituzione contiene materiale assai differente
portantine e altri mezzi di trasporto papali si addossano a opere
del Baciccia, di Antonio Canova e di Luigi Valadier, vedute romane
di scuola fiamminga, arazzi della manifattura di Gobelins e di
quella capitolina di S. Michele, costumi dei secoli XVII-XIX e il
celebre nucleo di acquerelli di Ettore Roesler Franz.
Farnesina ai Baullari
Il nome Farnesina è un errore dato vita dai gigli di Francia che il
pario unì al proprio stemma e che vennero confusi con quelli dei
Farnese: per osservare bisogna piegare in via de' Baullari dove il
prospetto è stato rimontato inseguito all'apertura di corso Vittorio
Emanuele.
Gli studi assegnano a Antonio da Sangallo il Giovane, senza
escludere però interventi del Peruzzi. Oggi l'edificio è sede Museo
Barracco.
Museo Barracco.
Indicare, attraverso un numero limitato di opere abbastanza
rappresentative, un sintetico scenario della storia della scultura
antica è l'intento della collezione raccoglie negli ultimi decenni del XIX secolo e
nel 1902 al comune di Roma al barone Giovanni Barracco. L'arte è
quella maggiormente rappresentata.
Nel settore etrusco meritano particolare attenzione i cippi chiusini
del V secolo a.C., mentre di tutto rispetto le opere che spiegano la
produzione greca tra la fine del VI e gli ultimi anni del III secolo
a.C., spesso attraverso copie di originali. L'arte romana è infine
testimoniata tramite opere provenienti dall’Italia e dall’estero.
Palazzo della Cancelleria
Per avere una residenza degna del proprio rango il cardinale
Raffaele Riario, solo Bramante era il migliore.
Se l'intervento del grande architetto è certo per quanto riguarda lo
stupendo cortile interno, si discute ancora il resto dell'edificio,
che poco dopo la conclusione venne sequestrato per essere adoperato
a sede della Cancelleria apostolica.
I Patti Lateranensi gli riconobbero il privilegio
dell'extraterritorialità; il papa ha posto qui, tra l'altro, la sede
del Tribunale della Sacra
Rota.
Basilica di S. Lorenza in Damaso
Pur essendone titolare, il cardinale Raffaele Riario non si fece
alcun problema ad distruggere la chiesa che papa S. Damaso aveva
innalzato nel 380, perché impediva il progetto della sua nuova
residenza. Non aveva però valutato l'ira di Innocenzo VIII, che lo
obbligò a rimontarla e a incastrare comunque nel palazzo. Poi
vennero i restauri: agli ultimi, condotti nel XIX secolo da Virginio
Vespignani, si deve il reintegrazione delle forme originarie, ma
anche la sensazione di freddezza che prende appena dentro l'interno.
Campo de' Fiori
Figura anche Giordano Bruno - spedito sul rogo il 17 febbraio 1600 e
ricordato dal monumento posto al centro della piazza.
Benché la tradizione popolare voglia che il suo nome derivi da
Flora, amata da Pompeo, la piazza, luogo dal 1869 di un vivace
mercato, con ogni eventualità gravò l'attuale appellativo verso la
fine del '300, quando, caduta in abbandono, fu ricoperta da un
prato.
Palazzo Farnese.
Affacciato sull'omonima piazza, ornata da due fontane gemelle, il
palazzo fu avviato nel 1517 da Antonio da Sangallo il Giovane su
commissione del cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III;
alla morte dell'architetto, la guida dei lavori passò a Michelangelo
e al Vignola, ma fu solo con Giacomo Della Porta che l'impresa
giunse a conclusione. Agli ultimi due artisti si deve il prospetto
posteriore, mentre del Sangallo sono le facciate sulle vie laterali
e sulla piazza.
Porta la firma del Sangallo il Giovane pure il magnifico atrio
d'accesso all'interno che sfocia nel cortile attorniato da un
portico ad arcate. La galleria venne affrescata da Annibale Carrocci
e dal Domenichino con il Trionfo dell'Amore sull'universo, che
testimonia il passsaggio dalla decorazione manieristica a quella
barocca.
Palazzo Spada.
L’edificio costruito verso la metà del XVI secolo. Dal cortile si
può vedere una geniale invenzione di Francesco Borromini: la celebre
galleria prospettica, che riproduce una profondità ben maggiore di
quella reale sottolineando la fuga prospettica con il pavimento in
salita, le pareti coincidenti e la volta in discesa.
Galleria Spada
. Conserva
l'aspetto particolare delle raccolte private del '600, mostrate su
due o più file secondo criteri decorativi.
Infatti la collezione nacque proprio in quel secolo per volere del
cardinale Bernardino Spada, che raccolse opere quasi tutte di
italiani attivi tra il '500 e il '600, suddividendole in quattro
ampie sale affrescate arredate con mobili e marmi antichi.
Via Giulia.
Le demolizioni di epoca fascista hanno fondamentalmente risparmiato
il lungo rettilineo aperto da Bramante all'inizio dei '500, .assieme
alla correlativa via della Lungara, Su commissione di Giulio Il che
vi voleva raccogliere i palazzi del potere pontificio.
Il progetto fu poi rinviato, ma la strada è comunque diventata una
delle più belle e signorili di Roma, grazie all’eleganti residenze,
sia la lunga teoria di chiese unite alle comunità straniere presenti
a Roma.
Chiesa Nuova.
La chiesa è legata alla figura di Filippo Neri e alla congregazione
dei Filippini da lui fondata. Per la sua ricostruzione nel 1575 si
prese ovviamente a modello l'allora erigendo tempio Gesù, assegnando
il progetto a Matteo da di Castello e a Martino Longhi il Vecchio.
Opere d'arte nella Chiesa Nuova.
A Pietro da Cortona si devono i ammirevoli affreschi nel soffitto,
come pure il disegno degli che li incorniciano; nel presbiterio
spiccano tre dipinti di Pieter Paul Rubens, mentre nella cappella di
S. Filippo Neri si osserva uno eccezionale insieme di marmi
pregiati, pietre dure e madreperla.
II Santuario terreno cui si accede dalla sagrestia, è composto da
una camera ornata da un busto di S. Filippo Neri dell'Algardi e da
una cappella con un bel S. Filippo e l'angelo del Guercino. II
soprastante Santuario superiore è diviso anch'esso in e nella
cappella privata del santo, ricostruita nel 1635.
Palazzo dei Filippini.
In questo edificio Francesco Borromini lega con rilevante armonia
diverse esigenze di composizione volumetrica.
La facciata, dalla forma leggermente concava, poi la torre
dell'Orologio su via del Governo Vecchio, modellata da superfici
concave e convesse; quindi, all'interno, l'Oratorio uno tra i
capolavori dell'architettura bonrominiana.
S. Giovanni dei Fiorentini.
Gli interventi decorativi barocchi, questa chiesa esemplifica lo
stile austero che caratterizza l'architettura religiosa romana dopo
il concilio di Trento. Per il progetto, Leone X scelse il Sansovino,
che avviò i lavori nel 1519.
Un potente ordine di pilastri ripartisce l'interno in tre navate,
con cinque cappelle per lato. Nel presbiterio, impostato da Pietro
da Cortona e inondato di luce da aperture nascoste, è collocato un
gruppo marmoreo raffigurante il Battesimo di Gesù, al centro del
grandioso altare di Francesco Borromini.
Ponte S. Angelo.
Forse fu la grande corsa per il giubileo del 1450 a causare il
crollo parziale del pons Aelius, edificato da Adriano per collegare
il proprio mausoleo alla sponda opposta del Tevere. Niccolo V
provvide a un restauro, cui fece seguito l’assestamento scenografica
terminata dall’intervento di Gian Lorenzo Bernini.
Castel S. Angelo.
Questo monumento, nato come mausoleo per volere di Adriano, che
sognava racchiudere le spoglie proprie e dei propri successori.
Iniziato intorno al 123 e terminato da Antonino Pio, si presentava
come un basamento quadrato su cui poggiava una costruzione
cilindrica, sorpassata da un altro cilindro di diametro inferiore;
I'interno erano state ricavate tre grandi aule ampilate per le tombe
imperiali e una doppia rampa elicoidale, tuttora transitabile in
parte. Aureliano trasformo il mausoleo in avamposto
fortificato,avvolgendolo di mura e torri.
L'ex Hadrianeum mantenne funzione di caposaldo difensivo, nonché di
carcere nei secoli successivi i papi vi spostarono il loro archivio
segreto e tesoro della Chiesa.
Pedonalizzato il tratto del Lungotevere di fronte al ponte e al
castello e scongiurato un discusso sottopassaggio, risulta molto più
facile osservare I'esterno del complesso, il cui aspetto d'insieme è
frutto dei restauri svolti a fine nel 1933-34.
Museo nazionale di Castel S. Angelo.
Subito oltre l'entrata si è nell'ambulacro che Bonifacio IX ,fine
secolo XIV, ricavò tra la mole cilindrica e la cinta quadrata del
castello; ma basta poco per fare un salto indietro nel tempo di
almeno dieci secoli, discendendo la scala diretta al dromos, dove un
plastico sottolinea le parti romane del complesso.
Antica è anche la rampa elicoidale che sale, a destra, alla rampa
diametrale; oltre la sala delle Urne cinerarie, che abitualmente si
ritiene aver ospitato le spoglie di Adriano, si giunge nel cortile
d'Onore, con al centro la statua dell'arcangelo Michele.
A destra è l'Armeria antica, a sinistra si dispongono le sale dette
di Clemente VIII e la sala d'Apollo, ornata a grottesche da Perin
del Vaga e allievi.
Da questa si entra, tra l'altro, alla sala della Giustizia, che
coincide alla seconda delle tre grandi aule sovrapposte dell'Hadrianeum.
Le sale di Clemente VII, vicine a quella di Apollo, rappresentano
una sorta di piccola pinacoteca con opere dell'Alunno, Carlo
Crivelli, Luca Signorelli.
Attorno all'appartamento di Paolo III.
Si deve continuare a salire per arrivare l'elegante loggia di Paolo
III, decorata a grottesche e attribuita ad Antonio da Sangallo il
Giovane, che è forse il punto d'osservazione migliore dell'intera
cinta bastionata e del fossato esterno.
È invece il panoramico "giretto" di Pio IV a ricavare la loggia di
Giulio Il attribuita a Giuliano da Sangallo, ingresso ai raffinati
ambienti dell'appartamento di Paolo III, che vennero affrescati su
disegno di Perin del Vaga.
Nella camera del Tesoro, che occupa la terza aula del mausoleo
romano, gli armadi in noce alle pareti erano destinati all'archivio
segreto papale. La parte terminale del monumento imperiale coincide
alla soprastante sala rotonda, da dove si arriva, per una scala
romana, la grande terrazza in cima al castello.
Via della Conciliazione.
Sarà anche intenzionalmente scenografica e monumentale, ma ormai ci
si è abituati a sta prospettiva, per la quale Marcello centini e
Attilio Spaccarelli non esitarono cancellare le strette vie che
andavano a costituire la cosiddetta "spina dei borghi”
riposizionando gli edifici più rilevanti su una nuova arteria.
Palazzo dei Penitenzieri
Qui il prospetto riporta alla mente il palazzo di Venezia. E non
senza motivo, visto che procedette in parallelo a quella della
residenza del cardinale Pietro Barbo.
Il nome gli deriva invece dall'omonima congregazione, trasferitavisi
poco dopo la metà d XVII secolo.



