Informazioni turistiche su Piazza Venenzia e San Giovanni
L'unificazione di
Roma al regno d'Italia non evidenziò solo la celebrazione del "padre
della patria" con il Vittoriano in piazza Venezia, riservata a
diventare dopo pochi con palazzo di Venezia la sede del capo del
governo nel 1929 - nuovo "foro d'Italia", cuore politico e civile
della capitale,
Essa permise anche di riscoprirne il passato classico, la cui
estensione era stata fino allora stupendamente documentata dal
Colosseo, divenuto simbolo dell'eternità di Roma
Se le indagini archeologiche intraprese a partire dal ventennio
fascista, in contemporaneità con l'apertura di via dei Fori
Imperiali, hanno portato alla luce il complesso del Foro Romano e
del Palatino, gli scavi condotti nel secondo dopoguerra hanno
permesso il restauro e la riapertura, della mirabile Domus Aurea
neroníana.
Senza contare i tempi di visita dei monumenti presentati, la
passeggiata da piazza Venezia a piazza S. Giovanni in Laterano
richiede circa due ore.
Piazza Venezia.
L'apertura di questa piazza rappresentò il primo grande intervento
di urbanistica rinascimentale, voluto da papa Paolo II.
In età fascista divenne il nuovo "Foro d'Italia", dove
allegoricamente avevano il loro fulcro la città e la nazione. Altre
rilevanti trasformazioni furono realizzate nel 1882, a seguito della
decisione di erigere in quest'area il monumento a Vittorio Emanuele
II, in nome del quale si sacrificarono il fitto reticolo urbano
d'origine altomedievale che univa la piazza al Campidoglio.
Palazzo di Venezia.
I cinegiornali del ventennio fecero apprendere a tutti gli italiani
la facciata con coronamento merlato del massiccio edificio, che il
cardinale Pietro Barbo iniziò nel 1455-64 come propria residenza e
che, dopo la sua elezione a pontefice allargò con il futuro
palazzetto Venezia, rimosso sul fianco sinistro del palazzo a
seguito dell’edificazione del Vittoriano.
L'edificio rappresenta l'affermazione a Roma del modello
rinascimentale di Leon Battista Albero, come appare evidente nella
pianta rettangolare sistemata sul cortile porticato e loggiato; tale
assetto fece della basilica si S. Marco la cappella palatina.
Museo del Palazzo di Venezia.
L’estrema eterogeneità della sua collezione risulta oggi uno dei motivi di maggior
interesse.
La pittura tra '200 e'500 in Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Umbria,
Marche e toscana è illustrata da un nutrito nucleo di Dipinti,
mentre nella sala Altoviti sono concentrati avori e oreficerie.
Cospicuo è anche il nucleo di ceramiche quattro-settecentesche.
Circa 800 sono gli argenti, 150 i vetri ma con esemplari veneziani e
di Murano.
Basilica di S. Marco.
Proviene dal Colosseo e dal teatro di Marcello gran parte del
materiale adoperato per la realizzazione della facciata della
chiesa, il cui portico a tre arcate denuncia nuovamente l'influsso
di Leon Battista Alberti. E fu proprio nella seconda metà dei '400
che il luogo di culto, fondato da papa Marco nel 336 e riedificato
una prima volta nel IX secolo, divenne la cappella palatina del
palazzo di Venezia.
Il Vittoriano.
Tutti sono d'accordo nel dire che l' Altare della Patria è un tributo
al padre della patria" Vittorio Emanuele II, cioè quanto meno
discutibile. Forse anche in conseguenza di una gestazione che
richiese addirittura mezzo secolo e vide partecipare i più noti
esponenti della scultura accademica italiana.
II monumento vero e proprio fu terminato in tempo per le
celebrazioni del cinquantenario dell'Unità nel 1911; l'Altare della
Patria venne inaugurato nel 1925 dopo la tumulazione 1921 del Milite
Ignoto.
Gli interni ospitano il Sacrario delle Bandiere delle Forze armate e il Museo centrale del Risorgimento, che raccoglie materiale
compreso tra la seconda metà del XVIII secolo e la fin della Prima
guerra mondiale.
Ss. Cosmo e Damiano.
Nel VI secolo: donazione da parte di Teodorico e della figlia
Amalasunta della biblioteca della Pace e di un'aula del tempio.
Romolo sulla via Sacra a papa Felice IV, che intitolò ai santi
fratelli medici; 1632: rifacimento dell'interno; 1947: costruzione
della facciata.
In queste tre date si riassume la storia della basilica, uno tra i
luoghi di culto che più hanno sofferto dell'apertura di via dei Fori
Imperiali.
I magnifici mosaici dell'arco trionfale e del cantino absidale
risalgono al secolo. VI-VII secolo.
Piazza del Colosseo.
Contrariamente a quanto viene naturale pensare, il suo nome non ha
nulla a che vedere con l'anfiteatro Flavio. Esso si attribuisce
infatti al colosso di Nerone, la statua in bronzo dorato che
l'imperatore fece scolpire a Zenodoro dopo l'incendio del 64.
Colosseo.
La famosa efferatezza degli spettacoli che vi si tenevano ha
contribuito non poco a fare dell'anfiteatro Flavio l’emblema di Roma
e uno tra i più noti monumenti del mondo.
Innalzato per volere di Vespasiano nell'area occupata dal lago
artificiale adiacente alla Domus Aurea, venne inaugurato nell'80 da
Tito con giochi, terminato da Domiziano e restaurato da Alessandro
Severo, fu adibito alle cacce.
II medioevo lo vide modificato in fortezza; passato nel 1312 al
senato romano, l'anfiteatro venne benedetto alla Passione di Gesù da
Benedetto XIV, che pose fine allo spoglio delle strutture, divenute
una sorta di cava di materiali per l'edilizia.
Tre ordini di archi scandiscono la facciata, alta circa 50 m;
l'arena ellittica interna era separata dalla cavea mediante un podio
conservato ai membri della famiglia imperiale e ad altre
personalità. 150.000 spettatori che la struttura poteva accogliere
entravano, tramite corridoi a volta percorsi da scale, alle sezioni
loro riservate.
Arco di Costantino
Un raffinato esempio di riutilizzo di materiali di spoglio. I
rilievi di età traianea, adrianea e aureliana si uniscono però ad
altri, di argomento sia allegorico sia storico, appositamente
prodotti per questo passaggio.
Ma è stata anche avanzata l'ipotesi che la appellativo arco di
Costantino non sia corretta. Perché per quell'imperatore sarebbe
stato adattato un monumento trionfale decorato dai rilievi fino a
oggi considerati di spoglio.
Domus Aurea.
La reggia costruita da Nerone sull'area devastata dall'incendio del
64 d.C, si allungava su un'area di quasi un miglio quadrato,
comprendendo anche giardini, e un lago artificiale accerchiato da
portici, a simulare il porto di una città di mare.
Una bellezza dalla vita breve, date l’ abbattimenti da Traiano e
l'oblio in cui il tempo la pose fino al 1480, quando gli artisti del
rinascimento scesero con le fiaccole nelle grotte del colle Oppio e
ammirarono la ricchezza e la varietà delle pitture murali.
Fu Famulo l'artefice più noto dei capolavori: la sala della Volta
dorata, ritenuta la sala del trono di Nerone; la Sala ottagona,
forse il centro dell'intera reggia; le due sale gemelle di Achille a
Sciro; la sala degli Stucchi e la sala degli Uccelletti.
Via di S. Giovanni in Laterano
Lo stradonefu aperto da Sisto V nel 1588 come uno dei tre assi viari
che si propagavano dal polo lateranense, ma principalmente come
argomento del percorso che avrebbe dovuto collegare S. Pietro al
Laterano attraverso la zona del Colosseo e Campidoglio.
S. Clemente.
La basilica è effettivamente un tesoro di continue scoperte,
straordinario schema di strutture che prende origine da una casa
del Il secolo; nel cortile di questa fu ottenuto nel secolo
successivo un mitreo, cambiato poco dopo in un luogo di culto
cristiano che, deteriorato dall'incendio fu ricostruito con lo
stesso schema da papa Pasquale II, prendendo l'aspetto attuale.
L'interno della basilica superiore mantiene la struttura degli inizi
del XII secolo, a tre navate concluse da absidi e divise da colonne,
e il bellissimo pavimento cosmatesco.
Nella navata sinistra risaltano i mirabili affreschi della cappella
di S. Caterina, dipinti da Masolino da Panicate forse con la
collaborazione di Masaccio.
Una scala decorata da frammenti provenienti dalla chiesa
paleocristiana e dal mitreo scende alla basilica inferiore, oggetto
di scavi dal 1857.
I comandi e gli appellativi che accompagnano la scena di un affresco
nella navata centrale rappresentano un documento di eccezionale
importanza per lo studio del primi volgari italiani.
Piazza di S. Giovanni in Laterano.
È una delle imprese urbanistiche che Sisto V diede al suo architetto
Domenico Fontana, affidandolo di cambiare l'area attorno alla
basilica costantiniana e all'ex palazzo papale nel vertice di un
tridente simile a quello all'inizio di via del Corso.
Fontana tra il 1585 e il 1589 aprì i rettifili verso la basilica di
S. Maria Maggiore, il Colosseo e l'Appia Antica, alzò alla loro
confluenza l'obelisco e innalzò il Palazzo Lateranense, la loggia
delle Benedizioni e l'edificio della Scala Santa. Ad aumentare tale
intervento arrivarono nel '600 gli ospedali del Salvatore e delle
Donne.
Al centro della piazza, oggi luogo di concerti e della famosa festa
operaia del I ° maggio, svetta fino a 47 m d'altezza l'obelisco
Lateranense.
Palazzo Lateranense.
L'edificio, dopo i patti Lateranensi, fu compreso tra i possedimenti
pontifici, il che gli assegna il vantaggio dell'extraterritorialità.
Domenico Fontana l'aveva immaginato in sostituzione del Patriarchìo,
con una pianta quadrata dai tre prospetti equivalenti, con funzioni
di rappresentanza.
Nel 1987 vi è stato aperto il Museo Storico Vaticano, snodato
nell'Appartamento papale e nel Museo Storico propriamente detto, con
una sezione dedicata all'iconografia dei papi e un'altra al
cerimoniale pontificio.
Una balaustra, dalla quale sporgono due campanili gemelli a trifore
del XIII secolo, corona la loggia delle Benedizioni, pure edificata
da Domenico Fontana e decorata da pittori tardomanieristici.
Scala Santa.
Lo scalone, che va percorso in
ginocchio, porta alla cappella di S. Lorenzo, dove si trova
l'ingresso al Sancta Sanctorum, cappella privata dei papi collocata
al primo piano del complesso costantiniano.
L'aspetto attuale dell'interno, visibile attraverso una grata,
risale al rifacimento dei Cosmati sull'altare, una tavola del V-VI
secolo reca un'immagine acheropita del Redentore.
S. Giovanni in Laterano.
È dedicata a Giovanni Battista, a Giovanni Evangelista e al SS.
Salvatore la Cattedrale di Roma, erede della basilica costantiniana
nata nel 313-318.
A uno di questi interventi si deve la facciata tanto imponente
quanto fredda; la balaustra è coronata da 15 statue di Cristo, dei
Ss. Giovanni Battista ed Evangelista e dei dottori della Chiesa.
Poco meno di un secolo prima, nel 1660, dalla Curia del Foro Romano
erano stati ricostruiti qui i battenti in bronzo della porta
mediana, a destra della quale è la Porta Santa, aperta solo negli
anni giubilare.
L'interno di S. Giovanni in Laterana. Francesco Barramine rimodellò
le cinque navate interne, mantenendo il soffitto cinquecentesco e il
pavimento cosmatesco, ma firmando le 12 edicole lungo la navata
centrale, che danno accoglienza alle statue di apostoli; le
soprastanti cornici ovali contengono effigi di profeti.
Dopo aver osservato, al l ° pilastro della navata intermedia destra,
un frammento di affresco di Giotto, ci si muove nel transetto,
reiterato nell'aspetto architettonico da Giacomo Della Porta e in
quello pittorico dal Cavalier d'Arpino.
Dal braccio destro si entra al museo della basilica, con oreficerie
dei secoli XIII-XV. Il rifacimento ottocentesco dell'abside ha
permesso di riprendere il magnifico mosaico della struttura
precedente, operato verso la fine del '200 da Jacopo Torriti.
Meraviglia dell'arte cosmatesca va considerato il chiostro,
innalzato tra il 1215 e il 1232 dai Vassalletto, le cui arcate
posano su colonnine di diverse forme, tuttavia decorate a mosaico;
le volte degli ambulacri, su colonne antiche accostate a pilastri
verso l'interno, furono innalzate in seguito, insieme alla
sopraelevazione ad arcate del loggiato.





