Informazioni turistiche sui Musei di Roma

Grazie al sentimento collezionistico e l'amore per l’arte di pontefici e di grandi famiglie dell'aristocrazia romana, i musei di Roma contengono un patrimonio unico, che vanta testimonianze uniche per qualità e per consistenza. Nonostante divisioni e disgregazioni nell'arco dei secoli, i musei di Roma formano oggi un emozionante testimonianza delle civiltà e delle forme d'espressione artistica altissima.
Per la visita ai Musei Vaticani va messa in preventivo almeno mezza giornata; i Musei Capitolini e l'insieme costituito dal Museo e dalla Galleria Borghese ci vogliono tre ore ciascuno, mentre è sufficiente un'ora e mezza per osservare i più rilevanti lavori della Galleria nazionale d'Arte moderna.

Museo Capitolino

Musei capitolini: che Sisto IV fosse un protettore dell'arte basterebbe a documentarlo la Cappella Sistina. Ma Roma deve a questo papa una delle fondazioni più note nel mondo, chiamato Musei Capitolini che nacque dal nucleo dei bronzi già in Laterano, simboli del potere di Roma antica, offerti alla città da quel pontefice.
Lo imitarono poi Leone X e Pio V e, nel 1733, il cardinale Albani, dopo il quale furono principalmente le opere ritrovate durante gli scavi per le assestamenti urbanistiche postunitarie ad aumentare i depositi e a formare una delle collezioni di sculture classiche più estese e integre di europa. Di questa "città dei musei" fanno parte l'appartamento dei Conservatori, il Museo del Palazzo dei Conservatori, il Braccio Nuovo, il Museo Nuovo, la Pinacoteca Capitolina e il Museo Capitolino; i primi cinque occupano il palazzo dei Conservatori; l'ultimo, l'intero Palazzo Nuovo.

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Appartamento dei Conservatori.
Ricopre il ruolo anche da sede di rappresentanza del Comune di Roma. Gli ospiti sono ricevuti da una scala al termine della quale entrano, attraverso battenti in legno intagliati, nella sala degli Orazi e Curiazi, un tempo luogo delle sedute del consiglio pubblico e oggi ambiente dove si osservano la stupenda statua marmorea di Urbano VIII, quella in bronzo di Innocenzo X; le pareti sono ricoperte di affreschi, a imitazione di arazzi, del Cavalier d'Arpino.
Oltre la sala dei Trionfi, dove lo Spinarlo è un accurato esemplare bronzeo d'arte ellenistica, appare l’eccezionale Lupa capitolina in bronzo simbolo della Città Eterna, fusa all'inizio del V secolo a.C.; i frammenti dei Fasti consolari e trionfali sulla parete di fondo sono quanto resta dell'arco di Augusto, che si scorgeva nel Foro Romano. Al centro dell'adiacente sala delle Oche spicca il magnifico cane in serpentina.

La caza del jabalí de Calidonia

Museo del Palazzo dei Conservatori.
Vanta un rilevante motivo di richiamo nelle sculture rinvenute sull'Esquilino tra i resti degli horti Lamiani: il busto di Commodo rappresenta lo strano imperatore con gli attributi di Ercole, la Venere esquilina risale al I secolo a.C. Originali ellenistici sono sia il torso di amazzone, raccontabile alla decorazione del tempio di Apollo Daphnephoros a Eretria, sia la stele funeraria di giovino con colomba di stile ionico di fine VI secolo a.C., sia la testa di leone degli inizi del colo successivo.
Apparteneva alla collezione Castellani il magnifico cratere di Aristonothos di fine VII secolo a.C.. Tra bronzi si mostrano una colossale testa di Costantino II del IV secolo e lo splendido letto funerario del I a.C. da Amiterno; provengo infine dai giardini di Mecenate sull'Esquilino l'Ercole combattente e il rilievo con menade danzati splendida copia romana dell'originale di Callimaco.
Il Braccio Nuovo accoglie sculture rinvenute nel corso degli scavi più recenti e il Museo Nuovo è intitolato ai reperti provenienti dagli scavi successivi al 1870.

Pinacoteca Capitolina: nasce dall’interesse di Benedetto XIV per l'arte italiana. ed europea racchiusa tra il medioevo il XVIII secolo. Una passione che comprende tutte le scuole. Da quella ferrarese a quella veneta, che per il '400 e il '500 presenta pezzi pregiati nel Battesimo di Gesù, giovanile di Tiziano, nell'incompiuto Cristo e l'adultera di Palma il Vecchio nel Ritratto di balestriere di Lorenzo Lotto.
Nella produzione straniera risaltano Romolo e Remo allattati dalla lupa di Rubens, il ritratto di Gian Lorenzo Bernini di Diego Velàzquez.
Una preziosa collezione di lane settecentesche si accompagna ,Giovanni Battista del Caravaggio, mentre il colossale Ercole in bronzo dorato è copia romana da un originale del II secolo a.C. Il '600 è documentato dai lavori di Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Guido Reni e Ludovico Carracci.

Estatua ecuestre de Marco Aurelio. Museos Capitolinos. Roma

Museo Capitolino.
Nell'esedra in fondo al cortile si trova la fontana detta di Morforio, dal nome popolarmente assegnata alla divinità fluviale di Oceano, che vi giace (I secolo).
Scampò al medioevo perché a lungo ritenuta di Costantino la statua equestre di Marco Aurelio, già sul piedistallo al centro di piazza del Campidoglio: lo splendido gruppo in bronzo rappresenta l'imperatore nell'atto di parlare al popolo, mentre la zampa sospesa del cavallo era in origine posata sul capo di un nemico vinto.
Durante l'età imperiale ebbero notevole diffusione in Occidente i culti orientali di Mitra, Iside e Serapide, ai quali sono uniti statue, rilievi e iscrizioni esposti nelle stanze terrene, dov'è conservato pure il sarcofago Amendola con combattimento tra greci e galati, opera romana del II secolo.
Sculture ellenistiche e copie romane da originali greci si avvicendano nella galleria al primo piano; i lavori più importanti sono: la Vecchia ebbra, da originale del III secolo a.C.; I'Athena; l'Amore tende l'arco.
Proviene da villa Adriana a Tivoli il raffinato mosaico nella sala delle Colombe; il vicino gabinetto della Venere prende nome dalla Venere capitolina, replica romana di quella di Cnido. 165 busti di imperatori romani formano un completo gruppo dei principes.
Ma è nel salone che si raccolgono i reperti più interessanti: le statue del Giovane Centauro e del Vecchio Centauro, firmate da Aristeas e Papias, nonché la celebre Amazzone ferita, ottima copia da originale greco del V a.C.

Musei Vaticani.
Il museo è composta da quattro percorsi disponibili, organizzati in base a diversi livelli di approfondimento delle sconfinate collezioni. Basta anche solo la visita dei capolavori indispensabili a comunicare l'impressione che i pontefici furono tra i mecenati più generosi nei confronti dell'arte italiana.

Musei Vaticani - Roma

Pinacoteca Vaticana.
Per la maggior parte a soggetto sacro, fu aperta al pubblico da Pio VI nel 1816 riunendo dipinti disseminati per i palazzi pontifici, oggi suddivisi cronologicamente e per scuole. Tra i "primitivi", il Giudizio universale di Giovanni e Nicolò del XI-XII secolo e le storie di S. Stefano di Bernardo Daddi.
L'età di Giotto e il tardo gotico sono decorati dal noto polittico Stefaneschi, dipinto a Roma per la Basilica di S. Pietro, e dalle opere di Pietro Lorenzetti, Simone Martini, Gentile da Fabriano e del Sassetta.
I toscani Filippo Lippi, Benozzo Gozzoli e Beato Angelico iniziano due capolavori di Melozzo da Forlì, cui seguono i Miracoli di S. Vincenzo Ferreri di Ercole de Roberti, la Pietà del tedesco Lucas Cranach il Vecchio.

Di Raffaello sono i capolavori sui quali si affollano i visitatori: i 10 arazzi dispostigli da Leone X per la Cappella Sistina, la Trasfigurazione affidatagli nel 1517 ma ultimata da Giulio Romano e Giovanni Francesco Penni, la splendida Madonna di Foligno, dipinta nel 1512-13; l'Incoronazione dello Vergine, prima vasta composizione dell'urbinate.
Il S. Girolamo di Leonardo da Vinci precede le opere del Cinquecento, come la magnifica Madonna dei Frari e il ritratto del d ge Nicolò Marcello di Tiziano, il Sacrificio di Isacco attribuito a Ludovico Carracci.

Musei Vaticani-Museo Gregoriano profano - the most elegant of the roman dionysiac sarcophagi

Museo Gregoriano Profano: i materiali greci e romani esposti hanno per buona parte origine dagli scavi intrapresi di papi, mentre la ricca serie di epigrafi pagane entrò nella collezione a fine XIX secolo.
Gli originali greci sono qui testimoniati dalla stele attica del Palestrita, da frammenti di sculture dal Partenone e da una testa di Athena di stile magnogreco.
Della copistica e della rielaborazione romane di originali greci è l'esempio forse più importante la Niobide Chiaramonti, probabilmente derivata dal gruppo di Skopas o di Prassitele; al 30-40 risale il sepolcro da Vicovaro.
Il rilievo con rappresentazioni delle città etrusche di Tarquinia, Vulci e Vetufonia testimonia la scultura romana del I e Il secolo, insieme al rilievo dell'ara dei Vicomagistri e ai 39 frammenti del sepolcro degli Haterii.
Quanto alla scultura romana del II e III secolo, risalta un torso di statua loricata forse di Traiano o di Adriano.
Anche il Museo Pio Cristiano aveva in origine sede nel Palazzo Lateranense, dove
Pio IX aveva raggruppato il materiale originario dalle catacombe e dalle prime chiese romane: reperti architettonici, scultorei e musivi.

2006-12-17 12-22 Rom 019 Vatikanische Museen Museo Gregoriano Egizio (Ägyptische Sammlung)

Museo Gregoriano Egizio: i reperti vengono contestualizzati seguendo le dinastie che si avvennero al trono, decorate attraverso epigrafi comprese tra il 2600 a.C. e il VI secolo d.C., molteplici esempi di arte scultorea, sarcofagi e stele funerarie, testimonianze e reperti relativi ai riti funebri e opere di epoca romana ispirate all'arte egizia.

Cortile della Pigna.
Accoglie su un ripiano della scalinata a doppia rampa davanti alla nicchia del Bramante la pigna bronzea dalla quale trasse nel medioevo il nome al rione e poi quello di questo spazio dei Palazzi Vaticani: fatta in epoca romana, era stata poi posta nell'atrio della prima S. Pietro ad alimentare la vasca per le abluzioni.
Il cortile, al cui centro è stata messa nel 1990 la scultura Sfera con sfera di Arnaldo Pomodoro, è una parte del ben più ampio cortile del Belvedere, progettato da Bramante per unire il palazzetto di Innocenzo VIII e il Palazzo Vaticano ma spezzato nel 1587-88 da Domenico Fontana con la realizzazione di un'ala della biblioteca; a Raffaele Stern si deve invece il Braccio Nuovo, che ha così suddiviso in tre lo spazio originario.

Museo Chiaramonti. Museos Vaticanos. Roma

Museo Chiaramonti.
Ospita reperti romani da originali greci e opere originali. La Galleria lapidaria raccoglie circa 4000 iscrizioni pagane e cristiane. Nel Braccio Nuovo, il cui pavimento contiene mosaici del II secolo, sono le opere di gran lunga più importanti, quasi sempre repliche di originali greci, come la statua dell'Augusto di Prima Porta, copia di un originale bronzeo raffigurante l'imperatore; la cosiddetta Pudicizia, opera romana del Il secolo; l'Atheno Giustinioni, scultura in marmo da originale greco in bronzo; il satiro in riposo dall’opera di Prassitele; il Doriforo, replica romana dall'originale greco di Policleto.

Museo Pio-Clementino, Vatican Museums

Museo Pio-Clementino: nasce dal nucleo di sculture greche e romane reperibile in Vaticano già dal XVI secolo, arricchito da Clemente XIV e da Pio VI.
Il sarcofago di Lucio Cornelio Scipione Barbato introduce, oltre il vestibolo rotondo, il celebre Apoxyomenos, replica romana dell'originale bronze di Lisippo.
Nel cortile ottogonale, disegnato da Bramante e modificati nel '700, i gabinetti ai quattro angoli de portico regalano un eccezionale saggio di statuaria.
Nel I ° a sinistra è l'Apollo de, Belvedere, derivato in età imperiale da un originale del IV secolo a.C. attribuito a Leocare.
Il successivo prende nome dal famoso Laocoonte, copia scolpita in marmo greco da Agesandro e dai figli Polidoro e Atenodoro nel I secolo sulla base di un originale ellenistico; il gruppo, ritrovato nella Domus Aurea nel 1506, esercitò una grande influenza su Michelangelo e sull'arte rinascimentale.
Copia di età adrianea da originale greco è anche, nel 3' gabinetto, l'Hermes, in origine ritenuto Antinoo, mentre di Antonio Canova è il Perseo nel 4°. La statua di Meleagro, esemplare romano, e due piccoli mosaici da villa Adriana a Tivoli.
Un altro capolavoro dei Musei è il famoso torso del Belvedere firmato da Apollonios di Nestor del I sec. a.C: rinvenuto ai primi del '400, esercitò gli artisti del rinascimento e in particolare Michelangelo, che a esso s'ispirò per gli "ignudi" nella Cappella Sistina.

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Museo Gregoriano Etrusco: l' istituzione, fondata nel 1837 da Gregorio XVI, illustra come poche al mondo la civiltà di quel popolo, con ritrovamenti originari principalmente dall'Alto Lazio. E, a terminare il panorama culturale che dalla prima età del Ferro etrusco-laziale arriva sino all'ellenismo, è una consistente collezione di vasi greci e italioti.
Veri e propri pezzi unici sono i reperti di stile orientalizzante scoperti nelle necropoli del Sorbo, presso Cervèteri: il celebre Marte di Todi; la collezione Guglielmi di bronzi, ceramica etrusca e greca, con l'anfora a figure nere di Exechias e con il cratere a colonnette tardocorinzio parte della collezione Astarita.
Nelle nicchie sono statue romane esemplare su originali greci. Materiali di epoca classica conducono anche lungo la galleria dei Candelabri, così detta dalle coppie di candelabri in marmo sotto ogni arcata.

Gallerie degli Arazzi e delle Carte geografiche: anticipano le stanze di Raffaello. All'urbinate si dovevano gli arazzi, ora nella Pinacoteca vaticana, che decoravano in origine la prima galleria e che sono stati scambiati da altri tessuti nel XVI secolo a Bruxelles da Pieter van Aelst. Un piccolo saggio di geografia italiana offre invece la seconda, decorata nel 1580-83 con carte geografiche che rappresentano un documento assai suggestivo della conoscenza di fine XVI secolo e del ruolo di Roma come centro geografico e culturale dell'intera Italia.

stanze di Raffaello

Stanze di Raffaello: sono una delle tappe costrette nei Musei Vaticani, dove si hanno occhi che per lo splendente apparato decorativo - tra i più noti e significativi dell'arte italiana - affidato da Giulio Il a Raffaello nel 1508.
Per la sala di Costantino l’urbinate lasciò disegni e direttive, sulle quali Giulio Romano, Raffaellino del Colle e Giovanni Francesco Penni fecero sino al 1525: il primo dipinse la Vittoria di Costantino su Massenzio e l'Apparizione della Croce a Costantino; il Penni concretizzò, tra figure di pontefici in trono e virtù, il Battesimo di Costantino e la Donazione di Costantino.
Fu in verità Bramante a iniziare la loggia di Raffaello, che Raffaele terminò nel 1512-18 consegnando agli allievi - tra cui Giovanni da Udine, Giulio Romano, Polidoro da Caravaggio, Perin del Vaga - la decorazione delle 13 campate.

La stanza di Eliodoro: percorso la sala dei Palafrenieri, consecutiva a quella di Costantino e nota anche come sala dei Chiaroscuri e la cappella di Niccolò V, che mantiene gli affreschi di Beato Angelico, si accede al primo ambiente dipinto proprio da Raffaello. È la stanza di Eliodoro, nella quale il programma iconografico, orientato all'esaltazione della Chiesa, fu facilmente consigliato da Giulio li: all'Incontro tra S. Leone Magno e Attila vanno dietro la Messa di Bolsena d'intensa forza drammatica, la Cacciata di Eliodoro, operata con la collaborazione di Giulio Romano e di Giovanni da Udine.

Disputation of the Holy Sacrament - fresco by Raphaelo, Stanza della Segnatura, Museum Vaticano

La stanza della Segnatura: assegnata alla firma degli atti ufficiali, fu completamente dipinta da Raffaello nel 1509-151 a eccezione di alcune ornamenti della volta opera del Sodoma e del Bramantino; gli affreschi, in cui avvicinano gli ideali della cultura umanistica legati alla tradizione classica e i risultati delle ricerche prospettiche del XV secolo, sono valutati tra i suoi più grandi capolavori: la famosa Disputa del Sacramento, Gregorio IX approvo le Decretali, Giustiniano consegna le Pandette a Treboniano; la celebre Scuola d'Atene; lo splendido Parnaso, terminato nel 1511. Le figurazioni delle Scienze e delle Arti nella volta sono anch'esse dell'urbinate.

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La stanza dell'Incendio: terminata durante il pontificato di Leone X, fu affrescata in gran parte da allievi su cartoni di Raffaello; la volta è del Perugino. Si inizia, sulla parete di fronte alla finestra, con l'incendio di Borgo smorzato da Leone IV con il segno della croce, cui rincorrono l'incoronazione di Carlo Magno da parte di Leone III, la Vittoria di Leone IV sui saraceni e il Giuramento di Leone III.
Appartamento Borgia.
Vi lavorarono su commissione di Alessandro VI Borgia, Pinturicchio e aiuti, conseguendo un insieme di affreschi di eccezionale ricchezza.
Vi è disposta la ricca Collezione d'Arte religiosa moderna, inaugurata da Paolo VI nel 1973 e composta da circa 800 opere scultoree, pittoriche e grafiche offrite da oltre 250 artisti contemporanei italiani e stranieri.

Cappella Sistina.
Fu fatta innalzare nel 1475-81 da Sisto IV, così sensibile all'arte da consultare, nel 1481-83, alcuni tra i più noti maestri dell'epoca per la realizzazione degli affreschi; nei 1506 Giulio II riprese il progetto ornamentale consegnandolo a Michelangelo che, nel 1508-1512, dipinse la volta e, sotto il papato di Paolo III, la parete di fondo dell'ambiente.
Finti drappeggi, sopra i quali si attaccavano gli arazzi di Raffaello oggi nella Pinacoteca Vaticana, occupano la zona inferiore delle pareti laterali e di fronte all'altare, mentre in quella mediana sono episodi della vita di Mosè e della vite di Cristo e nella superiore del lato di fronte all'altare, tra le finestre, 24 ritratti di papi.
Il vasto ciclo pittorico occupa l'intera superficie della volta, in una eccezionale fusione di elementi architettonici e plastici segnati da brillanti tonalità cromatiche.
L’enorme composizione è regolata in tre registri sovrapposti. Nella zona centrale sono dipinte nove storie della Genesi che decorano, dal riquadro sopra l'altare:
La divisione della luce dalle tenebre, la realizzazione degli astri, la divisione delle acque, la Creazione di Adamo, la creazione di Eva, li peccato originale, li sacrificio di Noè, li Diluvio universale e L'ebbrezza di Noè.
Tra i riquadri, entro una costruzione marmorea, sono rappresentate coppie di ignudi che reggono medaglioni. Il registro sottostante ospita le possenti figure di sibille e di profeti in trono.

Giudizio-Universale_Cappella_Sistina_Roma-Michelangelo_Buonarroti

Giudizio universale: un enorme scena in movimento all'interno di uno spazio senza limiti. Così Michelangelo affrescò nel 1536-41 sulla parete di fondo, oltrepassando gli ideali iconografici e i rapporti prospettici dell'arte rinascimentale, il magnifico Giudizio universale.
Vi domina l’imponente e terribile figura di Cristo supremo giudice, con vicino la Vergine e intorno santi, patriarchi e martiri che riempiono il Paradiso; a destra i beati salgono al cielo, a sinistra i dannati vengono scaraventati all'inferno dove li ricevono Caronte e Minosse.
In basso è raffigurata: a sinistra la Risurrezione dei morti, al centro gli angeli che suonano le trombe del Giudizio e in alto, nelle lunette, gli angeli con i simboli della Passione.
Sala delle Nozze Aldobrandine
Dà nome a questo ambiente lo stupendo affresco, verosimilmente di epoca augustea e rappresentante i preparativi per le nozze di Alessandro Magno e Rossana, che fu ritrovato nel 1605 presso l'arco di Gallieno.

Museo Missionario-Etnologico: riguarda gli oggetti d'arte applicata e sui documenti relativi alle civiltà extraeuropee che erano stati in parte congiunti per la Mostra missionaria del Giubileo del 1925, cui si sono complementi nel tempo donazioni di confraternite e di privati. Una sezione separata del Museo Storico Vaticano, infine, congiunge i mezzi di trasporto papali.

La Galerie nationale d'art moderne (Rome)

GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA: il palazzo delle Belle Arti progettato da Cesare Bazzani per l'Esposizione internazionale del 1911, inizia all'argomento principale delle collezioni, fondate nel 1883. Infatti, dietro la solenne facciata classicheggiante, che motivi liberty e fregi rievocativi cercano di rendere meno magnifica, si nasconde un raggruppamento di opere tra '800 e '900 che ha pochi raffronti in Italia.

Il periodo neoclassico e la fase romantica
Hanno come massimi esponenti Andrea Appiani, Francesco Podesti, Pelagio Palagi, Tomaso Minardi, Joseph Anton Koch, Antonio Canova, il Piccio. Notevoli sono i Paesaggi di Antonio Fontanesi e le Vedute di Giacinto Gigante.
La Battaglia di Custoza di Giovanni Fattori, La visita di Silvestro Lega, decorano la scuola dei macchiaioli toscani, insieme a opere di Giovanni Boldini, Adriano Cecioni e Telemaco Signorini.
La scuola napoletana è raffigurata da Michele Cammarano, Domenico Morelli, Gioacchino Vincenzo e Toma Gemito.
Il realismo sociale. In questa sezione si mettono Teofilo Patini, Vincenzo Vela e Constantin Meunier; nel divisionismo Giuseppe Pellizza, Gaetano Previati, mentre tra i paesaggisti della Campagna romana spiccano Henry Coleman. Auguste Rodin, Gustave Coubert, Edgar Degas, Claude Monet e Vincent Van Gogh annunciano, ancora nell'800, i capolavori stranieri del secolo successivo, come Le tre età di Gustav Klimt.

Le avanguardie: il futurismo di Umberto Boccioni e di Giacomo Balla si accompagna al cubismo di Georges Braque e Aleksandr Archipenko, alla metafisica di Carlo Carrà e Giorgio Morandi, di Piet Mondrian e al dadaismo di Marcel Duchamp.
Assai abbondante il panorama che rappresenta l'arte tra le due guerre: nel recupero della tradizione - e in risposta alla metafisica - si mettono le opere di Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Gino Severini.
II gruppo di Novecento elenca come esponenti Felice Casorati e Massimo Campigli; il secondo futurismo Balla, Gerardo Dottori.
Al surrealismo di Rufino Tamayo si accostano tendenze artistiche informali legate all'espressività delle materie e dei materiali, del colore e del segno: come i Cellotex di Alberto Burri.
Le correnti straniere sono dimostrate, tra l'altro, dall'action painting americana di Jackson Pollock e dal Gruppo Cobra, mentre ormai a livello mondiale si mettono l'arte cinetica di Bruno Munari, la pop art di Jannis Kounellis e Mario Schifano.

MUSEO ETRUSCO DI VILLA GIULIA: quale ostacolo tra la severità della facciata di Villa Giulia e la stupenda loggia che ritma i tre cortili interni della dimora, innalzata tra il 1551 e il 1555 da Bartolomeo Ammanniti, Giorgio Vasari e dal Vignola su incarico di papa Giulio III. Sono stati sufficienti poco più di 100 anni per modificare il Museo, allestito al suo interno nato come sezione del Museo Nazionale Romano nella maggiore istituzione capitolina del genere, dove sono immessi i frutti degli scavi condotti nell'Etruria meridionale.

Le collezioni: le bellissime statue in terracotta policroma di Herakles in lotta contro Apollo per la cerva cerinite e di Dea con bambino in braccio, originari dagli scavi di Veio, sono meraviglie dell'arte etrusca e risentono in maniera evidente delle esperienze greco-orientali.
In terracotta multicolore è anche il mirabile sarcofago degli Sposi ritrovato a Cerveteri, il cui porto ha invece restituito lamine votive in oro con dedica in lingua etrusca e punita. Un'ampia esposizione sui siti archeologici a sud della capitale avvia la ristrutturazione della decorazione fittile dei santuari di Falerii Veteres.
Senza dimenticare i ricchi corredi delle tombe Barberini e Bernardini, scoperte presso l'odierna Palestrina, con eleganti oggetti in metallo prezioso, avorio e bronzo della metà del VII secolo a.C.; dallo stesso abitato proviene la nota cista Ficoroni, realizzata alla fine del IV secolo a.C. a Roma.