Informazioni turistiche per una gita a Roma

Scorrendo i nomi dei tanti artisti che lasciarono tracce del loro prezioso operato nell'area già presa dal Campo Morzio romano, alcuni dei quali spinti dalla forte concorrenza nutrito nei confronti dei colleghi, ci sarebbe da meravigliarsi se non ne fosse scaturita uno straordinario passaggio di capolavori.
Tale scenario, un tempo ispiratore di rilevanti pagine letterarie e poi ininterrottamente celebrato dall'arte del cinema non si compone solo di chiese monumentali, ma anche di straordinari documenti del passato.
È possibile completare la passeggiata attraverso l'area presentata nel giro di mezzo giornata, senza però valutare i tempi di visita di monumenti e musei.

Il Collegio Romano

Collegio Romano.
Nell'800 i romani regolavano i loro orologi su quello messo nella facciata in cotto del palazzo, innalzato per volere di Ignazio di Loyola per coloro che aspiravano a entrare nella Compagnia di Gesù.
Ma nell'imponente complesso, che occupa un intero isolato incorporando anche la chiesa di S. Ignazio ebbero sede nel tempo molteplici istituzioni culturali prima che vi giungesse aperti il liceo Ennio Quirino Visconti.

Via del Pie' di Marmo : la via prende nome da un gigantesco reperto di età classica che presenta caratteri egittizzanti. Qui infatti sorgeva fino al '500 il tempio dedicato da Domiziano a Iside e Serapide, e da tale luogo di culto proviene il piede in marmo angolo con via di S. Stefano del Cacco, dove fu spostato dalla prima collocazione.
S. Maria sopra Minerva
La chiesa, nel 1280, venne ricostruita in linee gotiche, nel '600 Carlo Maderno cambiò l'originaria facciata a guscio simili a quella della chiesa di S. Maria in Aracoeli, nella quale si aprono oggi tre portali e che ingloba alcune targhe relative alle piene del Tevere dal 1422 al 1870.
A Mino a Fiesole, Verrocchio e Giuliano da Maiano l'arcata d'ingresso della cappella Carafa, ricavata nel transetto destro, la decorazione ad affresco fu eseguita Filippino Lippi.
È di Michelangelo la statua di Cristo risorto il pilastro sinistro del presbiterio, mentre Giuliano da Sangallo intervenne nel 1536 sul coro per potervi alloggiare i monumenti funebri di Clemente VII e di Leone X, scolpiti da Antonio da Sangallo il Giovane.

Piazza della Rotonda: è talmente, riempita della presenza del Pantheon. che è diventato generale chiamarla piazza del Pantheon. L'eccezionale complesso romano calamita in effetti tutta l’attenzione, trasformando questo spazio in una sorta di vestibolo del monumento.
Meritano tuttavia uno sguardo anche i palazzi settecenteschi che compongono un piacevole sfondo architettonico e la fontana, scolpita da Leonardo Sormani sulla quale svetta l'obelisco di Ramsete II.

Pantheon

Il Pantheon
È uno dei reperti del passato più famosi al mondo; che incredibile è il suo stato di conservazione.

Le fasi costruttive: il tempio fu costruito nel 27 a.C. per desiderare di Marco Agrippa, marito della figlia di Augusto; fu però Adriano a ricostruire nel 118-125, conservando e risistemando sulla fronte l'iscrizione originaria che a lungo ha ingannato gli studiosi quanto all'esatta datazione del mo¬numento. Con la fine dell'impero cadde in abbandono fino a quando Foca, imperatore di Bisanzio, lo diede nel 608 a Bonifacio IV, che l’offrì alla Madonna e a tutti i martiri; destinato in seguito anche a fortilizio.
Dopo l’Unità fu designato come sacrario dei re d'Italia; i conseguenti restauri eliminarono le cancellate del pronao e i campanili aggiunti da Gian Lorenzo Bernini.

Pantheon

L'interno del Pantheon
L'interno ha sette nicchioni semicircolari e rettangolari, introdotti da coppie di colonne scanalate e intervallati da edicole con colonnine che reggono timpani; un ottava nicchia, sormontata da un arco, è posta di fronte all'ingresso. L'occhio nella volta, a cassettoni, rappresenta l'unica fonte di luce naturale dell'edificio.
L'affresco nella I a nicchia a destra è assegnato a Melozzo da Forlì; La seconda nicchia destra conserva la tomba di Vittorio Emanuele II, disegnata da Manfredo Manfredi.
Sul lato opposto della sala,la tomba di Raffaello ricavata da un antico sarcofago in marmo greco. La sesta nicchia accoglie i sepolcri di Umberto I e di Margherita di Savoia.

S. Luigi dei Francesi : questa chiesa venne innalzata nell'arco di settant'anni.
Nella facciata in travertino si aprono nicchie che accolgono quattro statue: nell'ordine inferiore Carlo Magno e S. Luigi nell'ordine superiore S. Clotilde e S. Giovanna di Valois. Si deve a un altro transalpino, Antoine Dérizet, la decorazione in marmi e stucchi tre navate interne.
In realtà tutti hanno occhi soltanto per i capolavori di Caravaggio custoditi nella Cappella :Contarelli: il S. Matteo e l’angelo all'altare, il Martirio di S. Matteo alla parete destra e la Vocazione di S. Matteo alla parete sinistra.

Palazzo Madama

Palazzo Madama
La sede del Senato della Repubblica deve il proprio nome a madama Margherita d'Austria, vedova Medici. Ed era stato un altro membro della famiglia fiorentina ad avviare nel 1503 la realizzazione dell'edificio, ingrandito già nel 1512.
Fu però Paolo Marucelli a definirne l'aspetto attuale, nel quale la facciata su corso del Rinascimento è caratterizzata dal portale su colonne sovrastato da un balcone, e dalle finestre con cornici.

Palazzo della Sapienza: oggi è l'Archivio di Stato, che contiene documenti dello Stato pontificio, a occupare l'edificio, iniziato nel '500 e ultimato ai primi del secolo successivo. Nel 1632 vi mise mano Francesco Borromini, al quale si deve la chiesa di S.Ivo.
Merita un cenno particolare la bellissima cupola a spirale che presenta un originale lanternino cuspidato e la tela sull'altare maggiore di Pietro da Cortona.
Piazza Navona
II disegno riprende quello dello stadio di Domiziano sul quale a partire dal '200 cominciarono a nascere piccole abitazioni e fortificazioni, accostate nel rinascimento da chiese e palazzi; nel 1477 fu trasferito nella piazza il mercato tenuto fino ad allora in Campidoglio.

Fontana dei quattro fiumi

Fontana dei Fiumi
Le quattro personificazioni fiumi coincidono rispettivamente al Nilo, al Gange, al Danubio e al Rio della Plata La fontana del Bernini è posta di fronte borrominiana chiesa di S. Agnese in Agone.
Sul basamento a scogliera del monumento poggia un obelisco proveniente dal circo di Massenzio. Bernini disegnò pure la fontana del Moro, così detta dall'etiope che I delfino; si deve invece a Giacomo Porta.

S. Agnese in Agone : dice la tradizione che la santa, presentata nuda alla gogna coperta dai suoi capelli snodatisi per prodigio. Proprio sul luogo del miracolo sarebbe sorta nell'VIII secolo la chiesa, iniziata però nell’'attuale configurazione nel 1652 da Girolamo e Carlo Rainaldi e ultimata da Francesco Borromini che delineò la facciata concava a ordine unico di pilastri e colonne, sormontata dalla cupola, e abbozzò i campanili gemelli.

Via del Governo Vecchio : nel Medioevo parte della via Papalis che le sfilate dei pontefici percorrevano tra S. Pietro e il Laterano, è oggi è una delle strade dell’antiquariato romano. II palazzo del Governo Vecchio che le dà nome fu sede dei governatori.
San Maria della Pace
Questo angolo della capitale è tra i meno noti ai turisti tuttavia tra i più suggestivi.
Fu Pietro da Cortona a ideare questo scenografico spazio barocco, pensando la facciata convessa una sorta di quinta teatrale, che fondo il luogo di culto con le case vicine, fissando al contempo un legame inseparabile tra la piazza stessa, sulla quale si protende il pronao semicircolare a colonne doriche e l'interno della chiesa.
Opere d'arte in S. Maria della Pace
L'interno conserva la struttura sistemata nel '400, unendo una breve navata a due campate con volte a crociera a una tribuna a cupola.
Nella navata sono di Raffaello sia la cappella Chigi sia le quattro sibille sopra l'arco della stessa.
Porta invece la firma di Baldassarre Peruzzi - che conseguì pure le storie del Vecchio e Nuovo Testamento nel catino absidale.
Sono invece di Carlo Maderno il coro e l'altare maggiore, che accoglie la quattrocentesca Madonna della Pace per la quale fu innalzata la chiesa.

S. Agostino : la chiesa, fondata nel 1420 e ingrandita nel 1479-83, con i due ordini di paraste raccordati da volute che la ritmano in tre parti con altrettanti portali. L'interno fu invece rinnovato da Luigi Vanvitelli che sostituì l'originaria cupola emisferica con una a catino.

Palazzo Altemps: i 14 anni restauri (1984-1998) hanno permesso di scoprire la residenza della famiglia Altemps sorta dal 1471 su case ed edifici medievali ordinata attorno a un cortile che, secondo i canoni del rinascimento, è aperto in alto da due logge; lo si attribuisce ad Antonio Sangallo il Vecchio e a Baldassarre Peruzzi ma venne terminato da Martino Lon Vecchio. L'interno è un susseguirsi di ambienti che hanno mantenuto brani dell' originaria decorazione pittorica: la sala della foia venne dipinta dalla cerchia di Melozzo da Forlì; la loggia dipinta fu decorata secondo il gusto per lo fastosità e l'esotico stimolato dalla scoperta del Nuovo Mondo e dagli oggetti da là importati.
Qui sono sistemate le sculture antiche raccolte in età rinascimentale varie famiglie romane e poi confluite in parte nella collezione Ludovisi, che si era costituita nel 1621-23; gli esemplari più interessanti paiono I'Athena parthenos (I secolo a.C.) da un originale di Fidia, l'Ares Ludovisi, riconducibile all'arte lisippea, il famoso trono Ludovisi del V secolo a.C. che oggi si ritiene opera magnogreca, il Galata che si uccide con la moglie.

Museo Napoleonico: l' Urbe esercitò un influenza forte su Napoleone, che la pensava seconda solo a Parigi e
giunse ad assegnare al figlio il titolo di re di Roma.
Né lui né il figlio vi misero però piede, lasciando la scena al fratello Luciano che, portò un'avveduta politica di strette relazioni con le famiglie capitoline.
Il legame tra i Bonaparte e la Città Esterna si rafforzò con i successori, tanto che Carlotta Bonaparte, nipote Napoleone, sposò un conte Primoli.
Le nozze furono incoronate dalla nascita del figlio Giuseppe, che iniziò già nel 1870 a cogliere cimeli e documenti artistici legati all'esule di Sant'Elena e ai suoi discendenti.
Per sistemarli usò la residenza di famiglia, Cinquecentesco palazzo Primoli, dove è oggi predisposto il Museo Napoleonico.

Via dell'Orso: le dà nome un frammento di sarcofago con un leone che sbrana una un cinghiale posto all'angolo con via dei Soldati. E da questo resto antico proviene anche il nome dell'albergo dell'Orso, aperto già '400 nel palazzo con la facciata dalle decorazioni in cotto.
Via dei Portoghesi
In questa zona si era insediata una colonia lusitana dove venne edificata da Martino Longhi il Giovane la chiesa di S. Antonio dei Portoghesi su un luogo di culto del XV secolo. Insolita è la decorazione della facciata barocca, con telamoni e angeli che poggiano sul timpano.

Roma - Piazza di Spagna>

Piazza di Spagna
Dal '500, questo spazio monumentale diventò centro culturale e turistico della Roma papale, frequentato per le locande, gli alberghi e le residenze.
In origine con il nome di piazza di Spagna si indicava solo il triangolo verso il palazzo di Propaganda Fide perché vi presentava l'ambasciata di quella nazione, mentre il triangolo rivolto verso via del Babuino era chiamato piazza di Francia.
Nel seicentesco palazzo sono stati aperti al pubblico, a 20 anni dalla morte di Giorgio De Chirico, la biblioteca, i saloni arredati con le opere della sua collezione privata e lo studio, a costituire l'omonima casa museo.

piazza di spagna 3.15.10 - 75

Fontana della Barcaccia
Fu per ovviare alla scarsa pressione dell'acqua che Pietro Bernini conferì alla fontana ai piedi della scalinata della Trinità dei Monti la forma di una barca semisommersa. Quasi un paradosso, considerando che Urbano VIII gliel'aveva commissionata in ricordo dell'alluvione del 1598.

10505 - Rome - Piazza Di Spagna

Scalinata della Trinità dei Monti: i vasi posti a abbellire in occasione della fioritura primaverile uniscono ulteriore bellezza a questa stupenda scenografia, realizzata da Francesco De Sanctis, questi strutturò il forte dislivello tra piazza di Spagna e la chiesa della Trinità dei Monti ideando una successione di rampe che con un ricercato andamento sinuoso si dividono in branche. Come quinta architettonica De Sanctis immaginò i due edifici ai lati.
Il poeta inglese John Keats visse e morì nella Casina rossa a destra della scalinata, sede della Fondazione Keats-Shelley Memoria. L'edificio di fronte ospita il famoso Babyngton's, prima sala da tè romana.

Palazzo di Propaganda Fide: porta i segni dei due massimi architetti del '600, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini l'edificio che, innalzato nel 1586, divenne più tardi sede congregazione istituita da Gregorio XV.
Il primo fece nel 1644 sulla facciata in cotto, percorsa da lesene e fasce orizzontali in travertino e stretta ai lati da contrafforti bugnati.
Il secondo innalzò le ali sulle vie di Capo le Case e di Propaganda e all'interno, la chiesa dei Re Magi. La colonna dell'Immacolata Concezione, segna il punto d'arrivo della processione per l'Immacolata, condotta dal pontefice in persona.
Galleria comunale d'Arte moderna
Gli innamorati dell’arte italiane dell'800 e del '900 devono visitare questa istituzione (visita feriali 9-19; festivi 9-14; chiusa lunedì), che contiene oltre 200 opere di artisti quali Giacomo Balla, Morandi, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà,Renato Guttuso.

Trinita dei Monti 6

Trinità dei Monti : fu fondata dal re francese Luigi XII a iniziarla nel 1502, e un altro re di Francia, Luigi XVII a finanziarne il restauro nel 1816.
Papa Sisto V, che la benedisse nel 1585, affidò due anni più tardi a Domenico Fontane la scalinata a doppia rampa che precedi la facciata. La navata interna, divisa da cancellata in corrispondenza della tre cappella, contiene elementi dell'architettonici tardogotica nell'arco trionfale, nel presbiterio e nel transetto.

Passeggiando per la capitale non è certo singolare muoversi avanti e indietro nelle diverse epoca. Tale percezione appare particolarmente forte man mano che ci introduce sul colle Esquilino, dalle origini di Roma alla tarda età repubblica qui sede dei più antichi luoghi di culto paleocristiani ma, assai poco abitato.
Tale rimase fino all'Unità, quando venne cementata per creare il quartiere per perfezione della nuova capitale, assegnato alla borghesia impiegatizia del nuovo Stato e intitolato nella toponomastica delle vie ai maggiori statisti e letterati nonché agli stessi Savoia.
Facendo ricorso ai mezzi pubblici', la visita del colle e dei suoi dintorni può esaurirsi in circa tre ore, esclusa la visita di musei e monumenti.

Piazza dei Cinquecento: il suo nome ricorda i caduti nella battaglia di Dògali della prima avventura coloniale; il monumento in loro onore, sbozzato da Francesco Azzurri, si trova dal 1925 nei giardini del viale Einaudi. La piazza è il principale nodo di connessioni pubblici della città, capolinea di nutrite linee di superficie e d dei due tracciati della metropolitana.
Stazione centrale di Termini
L'architettura d'insieme ne rivela la genesi non poco sofferta. Il progetto originario, preparato in vista dell'Esposizione universale del 1942, venne infatti lasciato per gli eventi bellici dopo il completamento delle bianche fiancate sulle vie Marsala e Giolitti; la struttura fu perciò cominciato in occasione dell'Anno Santo 1950.

Mura Servitine
Le mura che fece costruire Servio Tullio nel VI secolo a.C. Rafforzata da un terrapieno, correva per circa II km, con un'altezza di quasi 10 m.
Il tratto di piazza dei Cinquecento venne portato in luce nel corso degli sbancamenti realizzati nel 1870 per la costruzione della prima stazione di Termini.

Museo Nazionale Romano: l' istituzione, inaugurata nel 1889, ha dal 1992 la propria sede centrale nel palazzo dell'ex Collegio Massimiliano Massimo, innalzato nel tardo '800 sul modello delle residenze nobiliari del primo barocco romano.
Il Dipartimento epigrafico è invece presso le Terme di Diocleziano, con ritratti, epigrafi e monete di epoca repubblicana, tra cui spicca la statua di Augusto pontefice massimo, dalla via Labicana.
Poi si ripercorre lo sviluppo del gusto nel mondo romano dal I al IV secolo attraverso i diversi programmi deco¬rativi scultorei delle ville imperiali, delle residenze aristocratiche e dei giardini, comprendenti di meraviglie quali il discobolo Lancellotti e il discobolo di Costei Porziano (I a.C.), tutti e due copie della famosa opera di Mirone.
Quindi si passa ai cicli pittorici e musivi, compresi tra il I colo a.C. e la tarda età imperiale: vicino agli sfavillanti affreschi dalla villa ad Gallinas Albas a Prima Porta e rappresentati un giardino-frutteto, accampano infatti gli stucchi e gli affreschi della villa della Farnesina, contraddistinti da leggeri paesaggi architettonici inquadrati tra esili candelabri e gli affreschi dalla villa Castel di Guido.

2006-12-17 12-22 Rom 213 S.Maria degli Angeli - Terme di Diocleziano

Terme di Diocleziano
Il grande imperatore amò poco Roma era più a suo agio sui campi di battaglia che nei palazzi del potere. La sua presenza in città fu perciò più l'anomalia che la regola; voglioso di lasciare in ogni modo un buon ricordo di sé, regalò ai romani questa struttura che, iniziato nel 298 e compiuto nel 305-306, divenne il più grande di Roma
La strutta che poteva accogliere circa 3000 persone, riprendeva nel corpo della fabbrica centrale circondata da giardini con ninfei, esedre e gruppi di sale lo schema delle terme di Traiano.
Oggi della struttura, restano oltre ai vani modificati nella basilica di S. Maria degli Angeli e a quelli sistemati per il Museo Nazionale Romano,

Piazza della Repubblica: in realtà è nota con questa nome solo ai turisti. I romani usano infatti rivolgersi con il vecchio nome di piazza dell’Esedra, assegnatole perché la sua pianta segue la curva della gradinata del vicino complesso termale. Al centro della piazza, organizzata a fine '800 come accesso dalla stazione alla città, si trova la fontana delle Naiadi,.

Maria degli Angeli: all’ indomani della salita al trono imperiale Diocleziano iniziò una dura oppressione nei confronti comunità cristiana, dove morirono a centinaia durante la realizzazione delle terme da lui volute.
La proposta di onorarne la memoria ricavando una chiesa all'interno del complesso
termale mosse i primi passi all'inizio del XVI secolo, ma ottenne riscontro solo nel 1561 con il consenso di Pio IV.
L’opera venne consegnata a Michelangelo, che recuperò il tepidarium, i quattro locali ai lati di questo e quelli sull’asse trasversale in un organismo quasi a croce greca con tre ingressi.
La sistemazione decorativo di luigi Vanvitelli per l’Anno santo 1750 diede all’interno l’aspetto attuale.
Nel braccio destro della navata trasversale ci sono i monumenti funebri dei maggiori artisti della vittoria nella Prima guerra mondiale: Vittorio Emanuele Orlando, l'ammiraglio Thaon di Revel e il maresciallo Armando Diaz

Via Nazionale: prima arteria di Roma moderna, fu generata con funzioni di rappresentanza e di celebrazione della monarchia "liberale", diventando modello dei successivi interventi urbanistici ed edilizi di epoca umbertina.
Il tracciato riprendeva il vicus Longus che univa le terme di Diocleziano al foro di Augusto.

Torre delle Milizie: una torre pendente a Roma. L’ avvallamento del terreno per colpa di un terremoto del 1348, che causò il crollo del terzo piano, ha indicato la vistosa inclinazione di questa realizzazione.
Innalzata dai Conti all'inizio del XIII secolo, la torre venne infatti comperata da Bonifacio VIII, che la fortificò contro i Colonna.

Via Cavour : questa è una strada aperta a '800 per unire l'area dei Fori Imperiali alla stazione centrale di Termini; a tale epoca risalgono le quinte edilizie che la minano da entrambi i lati, mentre a Innocenzo III si deve l'innalzamento della torre dei Conti, la cui base ingloba un'esedra del foro della Pace.

S. Pietro in Vincoli : iI nome ricorda il miracolo delle catene che avevano stretto S. Pietro a Gerusalemme e che offrite a S. Leone Magno da Eudossia minore, moglie dell'imperatore Valentinia III, una volta accostate a quelle della prigionia romana dell'apostolo si sarebbero fuse a formare il pezzo conservato nell'altare della confessione.
Quanto alla basilica, fu la stessa Eudossia a promuoverne la costruzione nel 439. All'intervento operato nel '400 si devono il portico, con arcate su pilastri ottagonali in pietra, e il portale marmoreo che introducono all'interno, caratterizzato dalle 20 colonne classiche in marmo: le basi sono un'aggiunta settecentesca.

S. Prassede : secondo un'iscrizione questa santa avrebbe sollevato nel pozzo al centro del pavimento della basilica - ora rivestito da un disco di porfido 2000 martiri spostati dalle catacombe per volere di Pasquale I. Era stato lo stesso pontefice a disporre la riedificazione della chiesa nel IX secolo, la cui presenza è testimoniata già nel 489, ad aprire nella navata destra, come mausoleo della madre, la cappella di S. Zenone il più importante opera architettonica bizantina di Roma.

piazza di S. Maria Maggiore: Tra palazzi umbertini che fanno da quinta alla piazza si leva una enorme colonna corinzia, originario dalla basilica di Massenzio e qui posta da Carlo Maderno come contraltare dell'obelisco Lateranense.

S. Maria Maggiore : la basilica patriarcale dell'Esquilino, intitolata secondo la leggenda da papa Liberio sul luogo di miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 352.
La chiesa aveva allora tre navate e abside centrale; fu arretrata - e ornata da mosaici, al pari della facciata - nel XII secolo per concedere l'aggiunta del transetto; le cappelle risalgono al '500, mentre Paolo V edificò il palazzo a destra della facciata e Clemente XI iniziò quello a sini¬stra, terminato dall'architetto fiorentino Ferdinando Fuga.

L'interno di S. Maria Maggiore: l'architetto Fuga intervenne anche sull'interno limitandosi però a camuffare irregolarità e asimmetrie: il suo aspetto, caso unico tra le basiliche patriarcali, si è perciò mantenuto abbastanza vicino a quello originale.
Le tre navate sono divise da 36 colonne monolitiche, che reggono la trabeazione ornata da un fregio a mosaico del V secolo; per la doratura del bel soffitto a cassettoni, attribuito a Giuliano da Sangallo.
Lungo i muri laterali della navata mediana, i 36 riquadri a mosaico sono un raro documento dell'arte del basso impero romano.
Nel 1931 è stato in parte restituito alla luce il transetto di Niccolò IV, con affreschi di profeti conferiti a Pietro Cavallini, Cimabue o Giotto giovane.
Nella navata destra, l'occhio è attirato dalla cappella Sistina fu Domenico Fontana a concepire la pianta a croce greca, ripresa da Flaminio Ponzio per l'antistante cappella Paolino.
Istituita all'inizio della navata sinistra. E fu Michelangelo a disegnare la successiva cappella Sforza, innalzata però da Tiberio Calcagni e Giacomo Della Porta.

Museo nazionale d'Arte orientale : le raccolte dell'istituzione assestata nel monumentale palazzo Brancaccio si aprono decorando il Vicino e Medio Oriente dalla protostoria al VII secolo d.C. Di contenuto religioso buddistico e riempita stilisticamente di componenti culturali indiane e classiche è l'arte del Gandhàra.
Coprono tutta l'area compresa tra Spagna e India gli rilevanti pezzi della sezione islamica, che spazia dall'VIII al XIX secolo; sia al buddhismo sia all'induismo sono da riportare le sculture della sezione indiana, mentre arrivano da Thailandia, Cambogia, Birmania e Indonesia quelle della sezione del Sud-Est asiatico.

Auditorium di Mecenate: In realtà doveva essere un ninfeo estivo, compreso negli horti di proprietà del munifico consigliere dell'imperatore Augusto. La grande aula rettangolare, con grandi nicchie alle pareti e abside a gradinata, presenta apprezzabili resti di pitture del I secolo.
Museo storico della Liberazione Roma
È stato preparata nell'edificio sede del comando delle SS l'esposizione che rammenta i spaventosi giorni dell'occupazione tedesca le crudeli torture qui imposte ai partigiani.

Piazza Vittorio Emanuele II : una delle più grandi piazze di Roma, fa subito venire in mente l’imponenti piazze torinesi. E non ci si sbaglia visto che è il cuentro del quartiere “piemontese”," conseguito sull'Esquilino anche a ricordo della prima capitale del regno.

S. Bibiana: è un peccato che l’esordio architettonico di Gian Lorenzo Bernini sia calpestato tra un'ala della stazione Termini e i binari del tram.
Quando nel 1624 il grande artista si mise all’opera, qui sussisteva già una piccola basilica paleocristiana, che Onorio III aveva fatto ricostruire; a questa Bernini unì le due cappelle ai lati della parte absidale – allora rifabbricata - l'altare maggiore e la statua S. Bibiana collocata nell'edicola.

Tempio di Minerva Medica: raffigurò un modello per l'architettura rinascimentale e barocca questa costruzione d'incerta origine che è formato da una grande aula a pianta decagonale con nicchie sormontate da finestre ad arco. Il suo nome deriva da una statua ritrovata nelle vicinanze, raffigurante la dea con un serpente.

Porta Maggiore: sopra i due archi, appoggiati da edicole, s'innalza un grande attico che reca sul lato rivolto a piazzale Labicano le iscrizioni che ricordano l'opera di Claudio e le riparazioni degli acquedotti portati da Vespasiano e Tito.
Il fregio con scene del ciclo della produzione e vendita del pane apparteneva a un fornaio il sepolcro di Eurisace, monumento funebre tardo-repubblicano collocato nelle vicinanze dell'edicola centrale. L'acquedotto Neroniano diramazione dell'acquedotto Claudio che Domiziano allungò fino al Palatino, nutriva la Domus Aurea.

S. Croce in Gerusalemme: l’ autenticazione del culto cristiano sarebbe giunta solo con il figlio Costantino, ma è possibile che l'imperatrice Elena avesse già innalzato all'interno della sua villa una piccola chiesa.
Questa fu riedificata da Lucio II in forma basilicale e, dopo le operazioni dei '400 e'S00, sistemata nel 1743.
La facciata, d'ispirazione borrominiana, è tra le più eminenti manifestazioni del barocchetto romano e sembra quasi flettersi a suggerire la presenza del retrostante atrio ellittico.
L'interno è suddiviso in tre navate da enormi colonne di granito e ingentilito da un bel pavimento cosmatesco.