Informazioni turistiche sui quartieri Celio, Trastevere, Gianicolo a Roma

Osservando la pianta della città appare subito palese la sua ristretta urbanizzazione, condotta dopo il 1930 secondo il modello dei villini sommersi nel verde; ne fecero le spese le preesistenze archeologiche.
Complessi monastici tra vie residenze patrizie di campagna coprivano anche il vicino Celio, rimasto con carattere periferico sino al 1870.
Con l'Unità, andarono cancellate non tanto le testimonianze classiche, quanto gli spazi verdi. Al di là del fiume, già in età augustea Trastevere ingannava quella vocazione popolare e artigiana che tutt'oggi, un po' diluita.
L'importanza di questa zona è provata dal fatto che parte del progetto dì riorganizzazione urbana di Giulio Il consegnato a Bramante piaceva proprio l'area ai piedi del panoramico colle del Granicolo.

Parco del Celio

Parco del Celio.
Questo pregiato polmone verde, aperto agli inizi dell'800, contiene resti dell'età classica. Si trovava infatti qui il tempio del Divo Claudio, innalzato per volere di Agrippina nel 54 ma modificato da Nerone in un ninfeo unito alla Domus Aurea.

S. Stefano Rotondo: la chiesa è nascosta e solo passando sotto l'arco del N. 7 si svela la chiesa, la più antica di Roma, datata al V secolo, a pianta circolare. La struttura è tutt'oggi ben percepibile sebbene l'aggiunta del portico nel XII secolo e la rimozione, fatta a meta '400, del colonnato circolare esterno e di tre bracci della croce greca.

Via di S. Gregorio: un volta si chiamava via dei Trionfi, in quanto ripercorreva il tracciato della romana via Triumphalis tra il Circo Massimo e il Colosseo. Le arcate che si vedono a sinistra fanno parte all'acquedotto neroniano; poco più avanti, il portale di accesso all'area archeologica del Palatino serviva da ingresso agli orti Farnesiani.

S. Saba: sorge sulla sommità del Aventino la chiesa datata al capo del monachesimo orienta che la tradizione vuole innalzata sulla casa della madre di Gregorio Magno e che documentano come insediamento paleocristiano dal 768.

S. Prisca: la parte interessante di questa chiesa, secondo la tradizione sorta sui resti della casa della martire decapitata sotto l'imperatore Claudio e oggi nell'aspetto del rinnovamento condotto sotto Callisto III è il sottostante mitreo di S. Prisca, che contiene certi ambienti adattati nel II secolo d.C. al culto del dio Mitra; merita peculiare attenzione la cella del santuario, in fondo alla quale si trova un'edicola con Mitra che ammazza il toro.

Piazzale Ugo La Malfa: al primo laico che ricevette dal presidente della Repubblica l'incarico di formare un governo è intitolato questo "balcone", che sporge sul Circo Massimo e che regala una spettacoloso vista sugli scavi del Palatino. Nel centenario della Repubblica romana vi fu collocato il monumento a Giuseppe Mazzini, alle spalle del quale si allunga il Roseto comunale.
Dalla fortezza che vi alzava attorno al Mille ha preso nome il parco Savello famoso anche come giardino degli Aranci.

S. Sabina: sorse nel 425 questa basilica, arricchita da papa Eugenio Il dell'iconostasi, degli amboni e del ciborio; il campanile e il chiostro risalgono invece al XIII secolo, quando il tempio fu dato da Onorio III a S. Domenico, che secondo la tradizione avrebbe piantato nel giardino il primo albero di aranci a Roma.
Contemporanei al primo edificio sono i mirabili battenti lignei del portale maggiore nell'atrio: i 28 riquadri, che sono tra loro divisi da una cornice a racemi, ospitano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento volte a illustrare il parallelismo tra Mosè e Cristo.
All'interno, la cui divisione in tre navate risuona distintamente modelli ravennati, si colloca a tra V e VI secolo il fregio a specchi rossi e verdi sugli archi della navata centrale; la schola cantorum è stata ricreata con frammenti dei secoli V-IX, al pari della cattedra episcopale nell'abside.

S. Cecilia in Trastevere: il grande cortile a giardino che la divide dalla strada immerge il turista in una realtà che sembra inattuabile nel centro di Trastevere. Ci si lascia infatti alle spalle la confusione per entrare in uno spazio silenzioso e tranquillo. E così si è nella preparazione migliore per affrontare il luogo di culto, nato prima del V secolo ed costruito come basilica solo all'inizio del IX; il campanile e il chiostro vennero a cavallo tra il XII e il XIII secolo, ma fu nel '700 che furono portati gli interventi più compatti, che hanno improntato soprattutto l'interno.

20110526_Rome_Santa_Cecilia_in_Trastevere_002

Opere d'arte in S. Cecilia: un corridoio affrescato porta dalla navata destra a un ambiente accertato con il calidarium dove S. Cecilia sarebbe stata presentata per tre giorni ai vapori del martirio; la Decollazione della santa sull'altare è di Guido Reni. e firmato da Arnolfo di Cambio il celebre ciborio al centro del presbiterio; sotto l'altare, la S. Cecilia di Stefano Maderno rappresenta il corpo della santa.
A testimoniare la decorazione originaria della chiesa rimane il magnifico mosaico nel catino dell'abside, ma l’opera migliore per preminenza della basilica si trova nel coro delle monache, sono i resti del Giudizio universale di Pietro Cavallini dipinse nel 1289-93, eccezionale documento della pittura romana prima dell'arrivo di Giotto.

Trastevere

Viale di Trastevere: s' ispirarono ai boulevord parigini l’ideatori della strada, realizzata nel 1888 in direzione dell'omonima stazione ferroviaria senza curarsi degli antichi edifici che doveva venire immolato. Il risultato, in effetti, ha poco a che fare con gli esemplari d'oltralpe, spesso assai gradevoli da percorrere a piedi, visto che questo asse è un continuo succedersi di automobili e mezzi pubblici in qualsiasi momento della giornata.

S. Maria in Trastevere: proviene dalle terme di Caracalla il materiale utilizzato nell'edificazione della basilica nel 1138-48, sorta sul luogo di un edificio paleocristiano; i seguenti interventi non hanno alterato in maniera significativa la struttura del tempio, che mantiene in facciata un mosaico del ‘300.
Nel XVIII secolo, per decorare il portico, furono collocati marmi, sculture ed epigrafi conservati in precedenza nella basilica o nelle catacombe.
Risalgono all'età classica anche le colonne che organizzano su tre navate l'interno, a buon diritto una delle più riuscite architetture del XII secolo. Questo, però, passa un po' in secondo piano al cospetto di quanto si raccoglie nel presbiterio e nella retrostante abside. Nel primo, infatti, la fons olei indica il punto dal quale nel 38 a.C., secondo la leggenda, zampillò olio dal terreno spingendo nel III secolo S. Callisto a costruire il luogo di culto, forse il più arcaico di Roma.
Nella seconda sono motivo di richiamo sia i mosaici che vennero affidati a Pietro Cavallini. Si deve a Martino Longhi il Vecchio la cappella Altemps, a sinistra dell'abside, il cui altare è abbellito dalla preziosa Madonna della Clemenza-

Via della Lungara: questa strada assieme alla parallela via Giulia sull'opposta sponda aveva infatti avuto un ideatore d'eccezione, il Bramante, delegato nel 1508 da Giulio II di riordinare il sistema delle comunicazioni tra i diversi rioni e tra questi e il Vaticano.

Galleria Corsini: allestita in palazzo Corsini, è l'unica collezione romana del '700 a mantenersi integra. Documenta nei dipinti - particolarmente italiani, ma con un forte gruppo di stranieri - le prime tendenze classicistiche e antibarocche.
Il panorama della pittura italiana inizia con opere di "primitivi" come Giovanni da Milano e Beato Angelico, continuando con lavori, tra gli altri, di fra' Bartolomeo, Jacopo Bassano, Pieter Paul Rubens, Antonie Van Dyck, Bartolomé Esteban Murillo, Hans Hoffmann.
Il S. Giovanni Battista di Caravaggio inizia le opere dei caravaggeschi. Ben riprodotto è Carlo Maratta, al tempo valutato il pittore romano più rilevante della sua epoca.

Fresco, Villa Farnesina, Roma

Villa Farnesina: nel 1590 che i Farnese acquisirono il complesso, innalzato da Baldassarre Peruzzi, ma fu loro solo fino al 1714, quando transitò ai Borbone di Napoli. La perdita nel 1884 degli splendidi giardini scendente verso la sponda del Tevere e della loggia affacciata sul fiume a causa della realizzazione dei muraglioni, ha assai danneggiato la visione d'insieme dell'edificio, uno dei primi esempi di villa a blocco centrale, con loggia a cinque arcate serrata tra avancorpi laterali. La loggia prende nome dai noti affreschi effettuati nel 1517 da Giulio Romano.

Porta S. Spirito: fu cosa di una dura discussione tra Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane, che concepì la struttura classicheggiante snodata su quattro colonne giganti e su due nicchie laterali con arco centrale.
Alla porta addossa l'ospedale di S. Spirito in Sassia indirizzato ad assistere l'infanzia lasciata e i poveri.
A pochi decenni dalla sua fondazione, accaduta all'inizio del '200 su una struttura preesistente, ne erano già sorte filiazioni in tutta Europa. Il nosocomio, ricostruito da Sisto IV è stato più volte ingrandito.

Gianicolo Kiss

Gianicolo: bastarono appena due anni per racchiudere il colle su cui si praticava il culto di Giano nelle mura di Urbano VIII, che correvano a incastrare nel circuito aureliano arrivando il fiume a Ripa Grande. La fama del colle è però legata agli episodi del 1849; lungo la cinta, infatti, si svolsero furiosi lotte tra i difensori della Repubblica romana, guidati da Garibaldi, e le truppe francesi.

Fontana dell'Acqua Paola: tra le mostre d'acqua del primo '600 è una tra le più scenografiche, posta su una terrazza panoramica che ne favorisce il semicerchio. Gli architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Fontana rappresentarono un insieme a forma di arco trionfale, sormontato dai draghi e dagli emblemi dei Borghese.